l’associazione nuova SALVAMBINETE in merito al dissesto idrogeologico.

In merito ai tanti episodi di danni ambientali avvenuti a causa del maltempo in questi ultimi giorni nel nostro territorio provinciale, sentiamo il dovere di fare alcune considerazioni e precisamente, secondo il nostro punto di vista, le istituzioni (in primis la Provincia di Macerata) si devono occupare di prevenzione ambientale e rivedere – alla luce del pericolo del dissesto idrogeologico – i piani regolatori e di pianificazione territoriale ampliando le conoscenze del territorio relative a climatologia e geomorfologia, necessarie per una migliore comprensione dei fenomeni, piuttosto che muoversi dietro la spinta emotiva dell’evento calamitoso con interventi costosi e difficili, spesso mal progettati e perfino controproducenti.

Bisogna avere il coraggio di spiegare bene ai cittadini che spesso una calamita naturale non si può impedire, ma se ne possono limitare gli effetti, come ad esempio per una esondazione del fiume .

Occorre a tale scopo una manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua seguendo alcune semplici regole:

– evitare interventi di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua nell’intero reticolo idrografico naturale ad eccezione

della messa in sicurezza dei ponti e delle aree urbane fortemente antropizzate;

– consentire la massima divagazione dei corsi d’acqua;

– prevedere la realizzazione di “vasche di colmata” nei punti adatti;

– conservare la massima naturalità delle rive fluviali, soprattutto mantenendo la vegetazione spontanea ivi

presente; ma garantendo nel contempo il libero passaggio delle acque;

– sviluppare le potenzialità offerte dalla ingegneria naturalistica.

Tutto ciò tuttavia, non sarà risolutivo fintanto che fabbriche, impianti sportivi, case, campeggi e parcheggi continueranno ad occupare terreno specialmente lungo le fasce fluviali esondabili rendendo ancora più economicamente gravoso realizzare interventi per contrastare le leggi fisiche naturali.

Da ultimo riportiamo fedelmente quanto già evidenziato nel dicembre 2012 alla Provincia di Macerata nella procedura del rilascio dell’AIA richiesta dal Cosmari di Tolentino ipotizzando già da allora il pericolo in più nel caso di esondazione del fiume Chienti proprio per l’insistenza nelle vicinanze dell’impianto di trattamento dei rifiuti.

“L’impianto è localizzato in prossimità del fiume Chienti con il rischio di eventuale esondazione naturale o per cause comunque prevedibili e con il rischio di contaminazione delle stesse acque del fiume.

– Lo studio geomorfologico rileva un alto rischio di inquinamento delle falde acquifere dovuto alla alta permeabilità dei terreni circostanti.

– Occorre tener conto che nelle zone limitrofe insistono anche parecchi pozzi di prelevamento delle acque ad uso irriguo e proprio perché ad uso irriguo esse una volta contaminate finirebbero sulle colture e subito dopo nelle nostre tavole.”

Resta pertanto compito della politica dare concretezza alla prevenzione affinché non siano poche ore di pioggia battente a mettere in ginocchio una provincia anche economicamente.

Distinti saluti
Ass. nuovaSALVAMBIENTE

2 Risposte

  1. Terzo ponte realizzato a Firenze in muratura, fu costruito nel 1237 già interamente in pietra, con nove arcate (ridotte a cinque nel XIX secolo), nel punto più ampio del fiume.

  2. il fiume Adda (313 km) è il fiume più lungo della Lombardia che attraversando la Valtellina s’immette nel lago di Como, riuscendone dal ramo di Lecco per affluire nel Po nei pressi di Castelnuovo Bocca d’Adda (LO). L’Oglio (280 km), che dopo aver attraversato la Val Camonica s’immette nel lago d’Iseo, ne esce a Sarnico, passa per Palazzolo sull’Oglio e confluisce nel Po, tracciando il confine tra provincia di Brescia e quelle di Bergamo e Cremona; il Ticino (248 km) che nasce in Svizzera e divide la Lombardia dal Piemonte; il Chiese (160 km) che nasce in Trentino, attraversa la provincia di Brescia e affluisce nell’Oglio; l’Olona (131 km), il Lambro (130 km), il Serio (124 km) ed il Brembo (74 km).

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