Senza pudore!

Pier Ferdinando Casini

Guardo ai contorsionismi intellettuali della maggior parte dei nostri politici con un misto di stupore, meraviglia e incredulità. Resto sempre basito, attonito di fronte a quell’arte del dire e del non dire, quella capacità da autentici paraculi di sostenere una tesi facendo finta di perorare il suo esatto opposto. E la mia cinica disillusione aumenta, al punto che non me ne cruccio più, ogni volta che mi rendo conto che la disonestà intellettuale è una vera e propria arte: quella di saper trovare il modo di dare ragione a qualcuno, essendone costretti, facendo in modo che sembri che in realtà ha invece torto. Chapeau!, sul serio. Clap clap! Se mamma mi avesse fatto altrettanto insensibile al comune senso del pudore, ora sarei già presidente del Consiglio.

Facciamo un esempio: Casini. Oggi scrive una lettera al Corriere. Il titolo è emblematico: “Meno vincoli per sconfiggere il populismo“. Inizia così: “Caro direttore, uno spettro si aggira per l’Europa. È quello del populismo e dell’antieuropeismo!“. La retorica di Casini parte inequivocabile: gli antieuropeisti (o i populisti, che sono terminologie intercambiabili) sono il male assoluto e bisogna liberarsene. Come ce ne liberiamo? Non c’è dubbio: bisogna andare in Europa a sbattere i pugni, perché i parametri stringenti e inflessibili sono una cosa demenziale, perché non è vero che se usciamo dall’euro sarebbe un problema nostro (pura propaganda) ma sarebbe soprattutto un problema dei tedeschi, perché i trattati europei vanno ridefiniti, perché se noi li violiamo sforando su quel limite del 3% ci sono altri che tuttavia li violano in molti altri modi anche peggiori, perché la politica deve tornare ad avere il predominio sull’economia e sulla finanza, perché guardate per esempio il Giappone, perché i fondi salva stati li abbiamo pagati troppo, perchè infine se non risolviamo tutto questo avremo solo fatto “un grande regalo ai vecchi e nuovi populismi”.

Ma cosa vogliono, in sostanza, quelli che queste prostitute della politica chiamano antieuropeisti e populisti? Incredibilmente, le stesse cose che (solo oggi) vuole anche Casini: vogliono andare in Europa a sbattere i pugni (ma i ferventi adepti dell’europeismo a tutti i costi non dicevano che era pura demagogia?), contestano i parametri stringenti (come il famoso limite del 3%), sostengono che se usciamo dall’euro il problema non è nostro ma della Germania, chiedono di ridefinire i trattati europei a partire dal MES e dal Fiscal Compact, perché non è vero che siamo noi a violare i trattati ma è per esempio la Germania, difendono il primato della politica sull’economia e sulla finanza, mostrano come il Giappone, con un altissimo debito pubblico, tutto sommato se la cavi egregiamente con la sua moneta sovrana, contestano il costo esorbitante dei trattati europei e il fatto che i nostri soldi finiscano nelle tasche dei ricchi paesi del nord e così via.

Ma come? Tu dici che per l’Europa si aggira uno spettro e che bisogna assolutamente scongiurare la sua manifestazione, e per combatterlo proponi di sposare tutte le sue tesi? Sarebbe come dire che l’invenzione del telefono è il male assoluto e va contrastata con ogni mezzo, per esempio telefonando tutti a più non posso.

La realtà è che, alla fine, la battaglia politica la stiamo vincendo noi. E loro lo sanno. Così, da bravi camaleonti della politica, esperti nell’arte di restare a galla spiegando le vele nella direzione del vento, hanno capito da dove arriva la bufera e si mettono in scia. Il risultato è che Casini, Letta e tutti quelli che dicono di voler combattere i populismi piegandosi in realtà alla volontà politica di maggioranze sempre più numerose, nel loro goffo tentativo di non dover ammettere la sconfitta, fanno come la famosa parodia degli ispettori di polizia, che dopo avere ascoltato con studiata disattenzione le argomentazioni ragionevoli dei loro assistenti sul campo, li interrompono con un gesto perentorio, fingono di essere colti da un’improvvisa illuminazione e ripetono pari pari quanto già suggerito loro dal sottoposto, spacciandolo come una loro intuizione geniale.

p.s. dov’era il Corriere della Sera, che oggi sopra la lettera di Casini pubblica anche un articolo dal titolo “L’Unione Europa non può ignorare gli squilibri che aiutano la Germania”, quando liquidava con un trafiletto di cinque righe e mezza a pagina 7 la ratifica italiana del Fiscal Compact e del Mes? Chi ha sbagliato, chi si è piegato alle dinamiche del potere disinformando i cittadini, ne paghi ora le conseguenze e si dimetta responsabilmente.

Una Risposta

  1. Quando alla fine del 2007 l’ Onu approvò la mo ratoria sulla pena di morte furono tanti coloro i quali si ritennero paladini dei diritti dell’uomo. La difesa della vita era a tratti esagerata. Era il trionfo dell’uomo come essere rispettato, come essere vivente. Qualcuno di questi signori riteneva che quella moratoria era il punto di partenza verso l’abolizione totale della pena capitale. Si scorgeva all’orizzonte il successo completo del celebre libro di Cesare Beccaria, ” Dei delitti e delle pene”. E a dire il vero quello fu un successo, se non altro perchè mise d’accordo intellettuali di varia cultura, religione e tendenza politica.

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