Centrodestra Alfano e Berlusconi, una “love story” destinata a ricomporsi

L’imminente nomina di Toti, il ridimensionamento dei “falchi” e l’incognita della legge elettorale riportano il Nuovo centrodestra verso Forza Italia. “Dipende dal sistema”, dice il ministro Quagliarello, ma la separazione consensuale è destinata a ricomporsi. E sui diritti civili Alfano insiste: “Ce ne andiamo prima”
di Luca Sappino

Alfano e Berlusconi, una love story destinata a ricomporsi
«Renzi dice che non è contro il governo. Abbiamo il dovere di fidarci», ripete Angelino Alfano. Poi, però, siccome fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, ecco che il Nuovo centro destra torna a casa da Berlusconi, con una reunion favorita dalla nomina di Giovanni Toti, data per imminente, e dal pretesto di un libro manifesto: “Moderati. Per un nuovo umanesimo politico”, edito da Marsilio e scritto a tre mani dagli alfaniani Quagliariello, Sacconi e Roccella. Da dove parte il nuovo umanesimo? «Da destra, dal centrodestra», dice proprio la deputata Eugenia Roccella. E quindi ancora con Berlusconi, «se lui sta lì», evidentemente. «Siamo riformatori di un campo alternativo alla sinistra», conferma Alfano, «abbiamo destini diversi». E allora perché ora è alleato del Pd? «Stiamo al governo» rivendica il vicepremier, «perché senza di noi la sinistra legalizzerebbe la cannabis, farebbe adottare i figli ai gay e aprirebbe le frontiere».

Con la garanzia di Toti, poi, ogni residuo imbarazzo tramonterà. Il direttore di Studio Aperto e del Tg4, infatti, rassicura i moderati, gli elettori non è ancora dato saperlo, ma i leader sì: «mi pare si sia interrotto il processo di radicalizzazione di Forza Italia», dice ancora Roccella all’Espresso. E se in Forza Italia i falchi masticano amaro e Denis Verdini deve rassegnarsi alla convivenza; se Emilio Fede, ex direttore proprio del Tg4, alla Zanzara di Radio 24, dice «sì lo ammetto, il successo di Giovanni Toti con il Cavaliere mi fa invidia», è facile comprendere come tra i compiti di Toti ci sia proprio quello di ricompattare il fronte e tenere dentro l’intera truppa alfaniana.

Insomma, se tre mesi fa si parlava di una separazione consensuale, non era un’intuizione sbagliata. Quella tra Alfano e Berlusconi è una storia d’amore destinata a ricomporsi, come dice Daniela Santanché: «Alfano, molla l’amante che ti sta tradendo, torna con la tua famiglia e insieme difendiamo i nostri valori di riferimento. Sei ancora in tempo». Questa casa, dunque, aspetta te.

«Ora il centrodestra ha due anime, ma la notizia è che prima ne aveva una», scriveva Jena sulla Stampa, nei giorni della separazione, maligno. Ora le anime tornano ad unirsi e nulla ricorda il trattamento riservato a Fini e al suo dito puntato: la temporanea scissione del Pdl è servita solo per far vivere il governo Letta, ma nei giorni in cui Nunzia De Girolamo e lo stesso Alfano finiscono in posizioni scomode – una per l’intercettazione sulle nomine nell’Asl beneventana , e l’altro per le nuove dichiarazioni del prefetto Procaccini che smentiscono la sua versione del caso Shalabayeva – viene normale pensare al futuro. Alla sopravvivenza. Perché è vero che, come dicono i parlamentari, «la costruzione del partito nei territori procede», ma è vero anche che le soglie di sbarramento sono belle alte e i soldi, poi, troppo pochi: «ci stiamo autofinanziando», si vantano, «facciamo la colletta anche per pagare la piccola sede nazionale». Appunto.

Non che sia una sorpresa, questa, in realtà. «Noi siamo alternativi al centrosinistra», hanno sempre ripetuto i governisti del centrodestra. «Alfano alla prossime amministrative va con Berlusconi, mica con il Pd», ha ricordato Renzi nella sua ultima apparizione televisiva. E infatti il nuovo centro destra sarà fedelmente con i candidati berlusconiani nei comuni e nelle regioni che voteranno a maggio, sia in Sardegna, con Cappellacci, che in Abruzzo, con Chiodi.

«Il rinnovamento del centrodestra intanto è già cominciato», rivendica comunque Gaetano Quagliariello. Che poi sull’alleanza, con l’Espresso, è molto pratico: «A Roma si dice “dacce tregua”», dice il ministro, cioè «facciamo prima la legge elettorale». Questione di sbarramento. Questione quindi di cominciare a trattare il ritorno. E «senza di noi questo governo non vive», calcola Alfano, «senza di noi il centrodestra non vince».

Bisogna stare uniti, dunque, anche se, a domanda diretta, Alfano si nasconde dietro una citazione di Lucio Battisti: «Lo scopriremo solo vivendo». Ma la premessa c’è: «Di Toti», dice ancora, «ho una grandissima considerazione».

fonte http://espresso.repubblica.it

09 gennaio 2014 © Riproduzione riservata

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