Vita da pendolari, ecco le vostre storie

Dopo l’inchiesta di copertina dedicata alla rabbia di chi prende il treno ogni santo giorno, sono piovute a centinaia le vostre testimonianze. Cominciamo a pubblicarle (oggi due casi limite su abbonamenti e tagli ai viaggi diretti) e vi invitiamo a continuare a raccontare la vostra odissea quotidiana
fonte http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/01/14/news/vita-da-pendolari-ecco-le-vostre-storie-1.148647
di Michele Sasso

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Vita da pendolari, ecco le vostre storie

commenti e dalle segnalazioni dei lettori dell’Espresso. Dopo il servizio di copertina “La rabbia dei pendolari” abbiamo deciso di non fermarci e continuare a raccontare l’odissea quotidiana dei pendolari italiani: bistrattati dai tagli statali e regionali, umiliati dai collegamenti sempre più precari, sono costretti a viaggiare in condizioni scandalose.

Ecco la prima puntata nata dall’iniziativa Pendolando: raccontateci cosa non va sui treni italiani . Due casi-limite, due paradossi dell’Italia dei trasporti: l’abbonamento all’alta velocità o il biglietto di prima classe non garantisce il posto a sedere e lo “spezzatino” delle linee interegionali: addio ai viaggi diretti tra le grandi città, quando si passa il confine bisogna cambiare e pagare di più.

TANTI COSTI, POCHI POSTI 
«Sono un pendolare Torino-Milano e il viaggio è quello che fanno ogni giorno i pendolari “di lusso” come me», racconta Lorenzo:«spendo 300 euro al mese col Frecciarossa per viaggiare in piedi o se hai fortuna e sei veloce nella carrozza ristorante». Nonostante i costi le carrozze dell’alta velocità non sono sufficienti per tutti. La mattina nelle tre stazioni della metropoli arrivano 20 mila pendolari, pronti a raggiungere Milano: la prima prova, appena svegli, è l’assalto alla diligenza per prendere i posti disponibili. E chi non riesce a “conquistare” il sedile è costretto a stare in piedi per 50 minuti. Con un paradosso: se lo perdi o decidi di salire su un treno regionale che ci mette il doppio del tempo l’abbonamento veloce non vale.
Dal Piemonte al Veneto la musica non cambia per i viaggiatori pronti a spendere per condizioni dignitose.

«Per poter viaggiare da pendolare con migliore comfort ho acquistato un abbonamento mensile di prima classe Verona-Trento pagando 124 euro invece degli 80 previsti per la seconda classe. In oltre 8 occasioni su circa 12 viaggi la carrozza di prima classe prevista come da orario ufficiale non era presente “per mancanza di materiale”. Quindi ho pagato per un servizio che non è stato effettuato» scrive Riccardo. Il cahier de doleance è lungo per chi decide di pagare fino al 50 per cento in più per benefit scarsi: carrozze di prima fantasma nella tratta Milano-Genova, ridotte all’osso nei collegamenti tra Bologna e le Marche e tra la provincia di Udine e Trieste. Con l’alta stagione estiva le differenze “di classe” saltano. La democratizzazione dei trasporti livella tutti verso il basso.

Ecco cosa succede sulla prima tra Roma e Bari: «carrozza sovraffollata, coi bagagli ammassati sul pavimento, perché gli alloggiamenti sopra i posti a sedere straripavano già venti minuti prima della partenza. Un po’ atipica come prima classe, se aggiungiamo anche la totale assenza di aria condizionata – inconcepibile, a metà agosto, anche per un carro bestiame – che ci ha accompagnato per tutto il viaggio, nonostante le seccate rassicurazioni del personale di bordo, quasi indisposto dalla legittima richiesta di adoperarsi per farla riattivare, poco dopo la partenza. In tutto ciò, la gente accusava i malesseri più vari, per lo più dovuti alla mancanza di ossigeno».

LO SPEZZATINO DEI CONVOGLI E’ SERVITO
Le regioni tagliano gli investimenti di mezzi e servizi per le tratte locali (700 milioni nell’ultimo biennio spariti dai bilanci) ma la colpa, secondo i governatori, è del Governo che non mette i soldi per gli interregionali. Risultato? Quasi estinte le corse a prezzi abbordabili per andare da città a città. Così prolifera una nuova specie di servizio: “lo spezzatino”, bisogna cioè cambiare appena superati i confini regionali e cambiare treno. Una devolution al contrario che contribuisce ad alzare le barriere. Un esempio: fino allo scorso dicembre si andava da Milano a Venezia senza cambiare. Ora bisogna scendere a Verona e prendere due regionali. Più tempo, meno corse per spingere sulle Frecce che costano 20 euro in più. «Viaggio due volte a settimana tra Firenze e Roma e se non voglio spendere 43 euro -invece di 21- mi tocca fare quattro ore di viaggio al posto di 1 e mezza» spiega Marco descrivendo bene la differenza tra alta velocità e regionale veloce. Stessa sorte tra Liguria e Piemonte dove a farne le spese sono i convogli che costano meno: «Hanno deciso di sopprimere un treno da Torino Porta Nuova che passava da Novi Ligure alle 7.26 ed era comodo a tutti arrivando a Genova alle 8.23, mettendone uno che parte alle 7.44, quasi sempre in ritardo e che non arriva nemmeno più a Genova Brignole». Addio alle corse in nome del federalismo ferroviario.

14 gennaio 2014© RIPRODUZIONE RISERVAT

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