De Girolamo si dimette: ‘Non difesa dal Governo’ ‘L’ho deciso per la mia dignità’. Bonino: ‘Mi ha sorpreso, non ne avevo avuto il sentore’

“Prendiamo atto delle dimissioni del ministro De Girolamo, a seguito delle vicende su cui il Pd l’aveva incalzata in Aula. Ora più che mai il Pd è impegnato a portare a casa un percorso di riforme, legge elettorale, Titolo V, Senato gratis per il Paese e i suoi cittadini”. Così Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria del Pd.

La decisione del ministro De Girolamo di dimettersi “mi ha sorpreso, non ne avevo avuto sentore”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino a Radio24. Rispondendo poi ad una domanda su un possibile rimpasto, ha aggiunto: “di rimpasto, anche da lontano e occupandomi di altro, ne ho letto sui giornali negli ultimi giorni”.
“È una decisione del premier Letta, ho registrato le dimissioni ma non commento”. Così il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge.

di Francesca Chiri
Con la maggioranza in fibrillazione sulla legge elettorale esplode il caso De Girolamo. Il ministro dell’Agricoltura annuncia a sera le dimissioni dal governo: e il tono è grave e polemico. “Non posso restare in un governo che non ha difeso la mia onorabilità”. Un’improvvisa accelerazione che potrebbe porre Enrico Letta di fronte alla necessità di aggiornare il capitolo rimpasto, si ragiona in ambienti parlamentari della maggioranza. Da Palazzo Chigi al momento nessuna presa di posizione ufficiale. Il premier tace e sta riflettendo sul da farsi. Comunque, è la considerazione che viene ancora fatta in ambienti della maggioranza, il presidente del Consiglio non si è mai espresso sulla vicenda De Girolamo, a differenza dei casi che hanno coinvolto Alfano e Cancellieri, blindati da Palazzo Chigi quando se ne chiedevano le dimissioni. Da qui la considerazione che in tutte quelle circostanze in cui non sono state ravvisate questioni di tipo amministrativo o penale, il premier non si è mai risparmiato nella difesa dei suoi ministri. Ma in questa circostanza, come per quella relativa a Josefa Idem, Enrico Letta non si esprime prima di capire fino in fondo la situazione. Un atteggiamento, si rileva ancora in ambienti parlamentari, che dà il senso dell’isolamento in cui si è venuto a trovare il ministro delle risorse agricole nel governo. Tanto che un suo collega, compagno di partito, Maurizio Lupi, si è affrettato a dire: “Perdiamo un ottimo ministro ma guadagniamo una risorsa enorme per il partito”. In ogni caso, il premier deciderà le prossime mosse domani (oggi, ndr). Ed è tutto da verificare se quanto accaduto oggi significherà anche una accelerazione del rimpasto. C’è anche la strada dell’assunzione provvisoria dell’interim, Più complicato sarebbe infatti, per questo tipo di dicastero, distribuire le deleghe tra i vari ministri come accadde per il responsabile dello sport, dopo qualche giorno di riflessione. Resta il fatto che con la discussione della mozione di sfiducia al ministro, ora dimissionario, dietro l’angolo, il delicato equilibrio nella maggioranza non avrebbe retto all’urto di tiri incrociati anche per il malcontento su tutte altre questioni. Nodi esplosi oggi in tutta la loro violenza con lo scontro a tutto campo nella battaglia sulla legge elettorale che, di ora in ora, rischia di trascinare la maggioranza nel caos. Il contrasto dentro il Pd e il pressing di Angelino Alfano sulle preferenze mettono in fibrillazione la coalizione di governo che ora viene messa sotto tiro anche da Fi. A lanciare un nuovo fendente verso il difficile equilibrio nei rapporti di maggioranza è Renato Brunetta che attacca a man bassa: sulla riforma elettorale serve “un accordo ampio” o il rischio è che la partita si chiuda già “domani sera”. Di più. Per il capogruppo di Fi alla Camera, la logica conseguenza della riforma sarà quella di andare al voto presto: “Quando si carica una pistola, poi si spara” avverte, intervistato da Lucia Annunziata. Denis Verdini poi lo smentirà, rassicurando su un ampio accordo sulle riforme. Ma il rischio di finire nelle sabbie mobili dei veti incrociati ha preoccupato per tutto il giorno il segretario del Pd che cerca di riportare la pace, facendo sfoggio di ottimismo. Ma è il vicepremier e leader del Nuovo centrodestra che oggi terremota gli alleati di governo. Prima torna a rivendicare le preferenze e poi avverte: il presidente del Consiglio “è espressione del Pd, e se il Pd sostiene Letta il governo va avanti, in caso contrario no”. Insomma, “si riuniscano e decidano cosa fare, il paese non può pagare le liti interne al Pd”. Liti che, oggi, si consumano all’interno del gruppo che sta decidendo se e come presentare emendamenti alla riforma elettorale. Per mettere la sordina alla contesa è sceso in campo il ministro, renziano, Graziano Delrio. Se, dice al Corriere, “Renzi chiede la luna, questo governo non gliela può dare… Ma se il premier chiede al Pd la luna, o una legge sul conflitto di interessi, è chiaro che anche questo non si può ottenere”. Anche il deputato lettiano, Francesco Sanna, getta acqua sul fuoco: “Renzi e Letta marciano divisi per colpire uniti. I fatti lo dimostreranno”. La tregua ha però le ore contate: dipende da come andrà la trattativa sulla legge elettorale. Oggi il premier è impegnato in un vertice con il premier spagnolo. E quando sarà a Brexelles il 29 a Roma ci sarà l’assemblea straordinaria indetta dall’Anci sulla politica fiscale del governo a cui potrebbe partecipare Matteo Renzi.
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