Poste Italiane taglia i postini e i centri di smistamento collassano

Cassette postali che piangono, in cassoni di corrispondenza che si accumulano e lettere che non arrivano mai. Dagli organici son stati tagliati circa 6mila portalettere. E le raccomandate vengono consegnate anche con un mese di ritardo

fonte Espresso.repubblica.it/

 di Luciana Grosso

Poste Italiane taglia i postini e i centri di smistamento collassano
La foto di un centro di smistamento scattata da un dipendente di nascosto

Una volta i postini suonavano due volte. Ora, invece, al campanello non suona più nessuno. Sono sempre meno i portalettere in Italia, così come sono meno gli operatori che si occupano dello smistamento e della gestione della corrispondenza.

Il piano di tagli voluto da Poste Italiane varato lo scorso febbraio e diventato operativo durante l’estate 2013 prevedeva circa 6000 tagli al personale. Tagli che, almeno in origine, avrebbero dovuto essere 9000, ridotti poi in fase di trattativa sindacale.

I tagli più pesanti si sono avuti in Lombardia, dove sono stati eliminati 712 portalettere, di cui 68 a Milano città e 100 in provincia; numeri simili arrivano dal Lazio, dove sono stati tagliati 538 postini, 385 dei quali nella sola a Roma e dal Piemonte, dove i tagli sono stati di 348 portalettere di cui 158 solo nel capoluogo. Tagli che si traducono in cassette postali che piangono, in cassoni di corrispondenza che si accumulano e in lettere che non arrivano mai.

“La posta di dicembre è arrivata in lavorazione solo adesso – ci confida un operatore del centro di smistamento di Milano Linate che preferisce non essere nominato -. Ma si è accumulata per mesi, a tonnellate. La cosa buffa è che proprio a me è capitata per le mani una raccomandata che avevo fatto io stesso, spedendola ben tre settimane prima” conclude con una battuta amara. Della sorte della sua lettera, partita con un mese di ritardo, il malcapitato mittente ha potuto sapere con precisione solo perché lavora dentro Poste.

Ma tutti gli altri, tutti i comuni mortali che non sanno neppure come sia fatto un centro di smistamento postale, non hanno modo di saperne niente. Sanno solo che quello che spediscono non parte e che quello che aspettano non arriva. I problemi non solo solo sulle consegne, ma anche sulla gestione: “Una delle situazioni di maggiore disagio di cui abbiamo notizia – dice Pierpaolo Bombardieri di Uil, sindacato che non ha siglato l’accordo con Poste – è quella di Piazzale Bologna, a Roma. Lì si concentra buona parte della corrispondenza a firma non recapitata e si è creato un collo di bottiglia che crea enorme fatica ai pochi lavoratori rimasti e moltissimi disagi alla furente utenza”.

Uno stato dei fatti che si sposa con altri, in arrivo dai centri di smistamento romani: “Sappiamo, per voce degli stessi lavoratori che negli scorsi mesi la corrispondenza in giacenza presso il centro di smistamento di Fiumicino è arrivata a pesare 11 mila kg, che equivalgono a circa 5 milioni di lettere, e che negli ultimi mesi le cose, invece che migliorare peggiorano. Per esempio sappiamo di centinaia di bollettini Tares ancora in attesa di destinazione finale. Molti bollettini sono arrivati o arriveranno in ritardo, costringendo gli incolpevoli destinatari a pagare la mora. Perché? Semplice: perché non c’era un postino che li consegnasse”.

2 Risposte

  1. Inizialmente molti hanno pensato che si trattasse di un disservizio momentaneo, ma dopo alcuni giorni, gli utenti hanno iniziato a infuriarsi: perché dopo oltre una settimana sono ancora molti coloro che non riescono a leggere la propria posta elettronica (anche se il problema si sta lentamente risolvendo). Il motivo è che, in vista dell’addio al servizio (mai comunicato ufficialmente: anche adesso l’ufficio stampa delle Poste cerca di non ammettere che le cose stanno così) sono stati aggiornati i sistemi informatici, e l’aggiornamento ha causato problemi di accesso agli account. Migliaia di utenti restano tagliati fuori? Pazienza, tanto non sono clienti paganti. Gli utenti si lamentano? “Poste Italiane si scusa con i clienti che hanno avuto difficoltà di accesso on line per via di temporanei problemi tecnici legati alla transizione verso la nuova release di My Poste”. Release che prevede nuove funzionalità, come la posta certificata. Ma che non sarà più gratis.

  2. C’è però anche un’altra possibilità che non può essere in alcun modo esclusa, anzi. Quella corrispondenza mai pervenuta potrebbe essere il segnale della scarsa o nulla voglia di lavorare di qualche postino che in questo modo avrebbe alleggerito il suo carico, infischiandosene delle conseguenze. I tre sacchi sono stati scoperti in un fondo in territorio sangiorgese da un agente della Mobile che ha fatto scattare l’allarme. All’interno erano sistemate bollette, comunicazioni di istituti di credito, uffici postali e compagnie assicurative. Materiale che i diretti interessati non hanno mai ricevuto, con i rischi che è facile intuire sul versante delle sanzioni per il mancato rispetto dei termini. Immediato l’avvio dell’attività investigativa, che punta a risalire ai responsabili del gesto. Non è la prima volta che capita, in passato il fenomeno è stato anche scandito da qualche sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale a carico di chi, ad esempio, aveva gettato la corrispondenza in un burrone o in una scarpata, senza preoccuparsi che qualcuno potesse scorprirlo. A tutto ciò si aggiungono poi i furti che di frequente vengono compiuti. Nell’ultimo anno è accaduto due volte, nel giro di ventiquattro ore, nella struttura di Poste Ferrovia, successivamente bersagliata ancora, in contemporanea con l’ufficio di Montesarchio. Situazioni che si riflettono inevitabilmente sull’utenza, costretta a fare i conti con una serie di disagi, e sulla stessa azienda.

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