Renzi rappresenta uno dei tanti bluff a cui ci ha abituati la politica italiana oppure sottintende un reale e profondo cambiamento? Con il decreto Bankitalia si è veramente consumata una rapina a danno degli italiani?

Le seguenti considerazioni intendono fornire spunti di riflessione che aiutino a impostare il dibattito in modo serio e approfondito; evidenziano inoltre alcuni aspetti del decreto Bankitalia che lasciano perplessi: si rafforza il sospetto che la politica, con la complicità dei principali media, abbia portato a compimento l’ennesima rapina a danno del paese.

Renzi: un bluff?

Tanta gente in Italia vede in Renzi una ragione per sperare che finalmente la politica cambi. Si può essere fiduciosi o Renzi è solo uno dei soliti bluff?

Renzi e i poteri forti

Esistono vari criteri per giudicare se un politico abbia veramente l’intenzione di avviare il profondo cambiamento di cui hanno bisogno gli italiani: per prima cosa occorre analizzare come si comporta nei confronti dei poteri forti: banche, assicurazioni, grosse realtà industriali, Vaticano, mafia, etc.

Per avviare una vera svolta occorre che chi ha sfruttato spesso e volentieri il paese sia messo nelle condizioni di non arrecare più danni.

Andrebbero ad esempio scorporate le banche di risparmio da quelle finanziare per evitare che altri miliardi di soldi dello stato vadano a salvare gli speculatori; finora abbiamo assistito impotenti a questo avvilente tipo di spettacolo. Anche Obama ha aiutato società private, ma poi ha preteso che i soldi dei cittadini producessero dei ritorni per lo stato: interessi, utili, etc.: il caso FIAT è emblematico. Finora in Italia si sono socializzate le perdite e privatizzati i profitti; lo stato é stato trattato da certi privati come una grassa mucca da mungere.

Ebbene i primi passi di Renzi non sono molto incoraggianti: sul decreto IMU-Bankitalia che non solo appare essere un regalo alle banche, ma potrebbe anche configurare una truffa perpetrata ai danni del paese (vedere in proposito la seconda parte dell’articolo) cosa ha fatto? Il PD di Renzi ha votato il provvedimento senza fiatare!

Nei confronti del Monte dei Paschi di Siena che rischia il fallimento, e che ha già ingoiato miliardi, la voce di Renzi non si è fatta sentire, o almeno non ce ne siamo accorti; ha lasciato che venisse respinta la richiesta di ricapitalizzazione della banca senza dar battaglia; forse perché l’aumento di capitale avrebbe tolto potere al partito democratico principale “azionista” della banca? O forse è in attesa che si trovino i soliti compromessi all’italiana?

Stando ai giornali Renzi riceve lauti finanziamenti da banchieri e uomini potenti. Che costoro si siano pentiti sulla via di Damasco? Finora non ci sembra che si siano preoccupati molto delle necessità della gente che non arriva alla fine del mese! Che Renzi li abbia convertiti?

Renzi e le riforme

Le vere riforme che contano sono prima di tutto una profonda revisione del sistema di tassazione, grossi investimenti in innovazione e sviluppo, la riforma del sistema finanziario e di quello militare, una profonda revisione dello stato e tagli energici a tutte le strutture mangiasoldi dello stato (regioni, province, comuni, consulenze, enti pubblici, etc).

Orbene sulle prime tre riforme Renzi non si è ancora pronunciato, o almeno non lo ha fatto in modo significativo, eppure sono le riforme più urgenti. In quanto all’ultima aveva sbandierato un miliardo di risparmi dalla pubblica amministrazione, un taglio serio ai finanziamenti ai partiti: tutto quello che ha saputo proporre é un senato delle autonomie locali con 150 senatori di cui nessuno sentiva la mancanza; questa assemblea andrebbe eliminata del tutto; infatti esistono già le conferenze delle regioni e dei comuni che opportunamente modificate potrebbero svolgere le stesse funzioni del nuovo senato, senza lasciare in vita un altro ente inutile!

Con questa sua proposta le strutture del senato rimarrebbero pressappoco le stesse con risparmi limitati. E’ vero: a questi nuovi 150 senatori, che avranno già altri incarichi, non verrà riconosciuto un ulteriore stipendio, ma sicuramente godranno di un rimborso spese “decoroso”; sappiamo come funzionano queste cose! Così il popolo italiano ancora una volta si sentirà preso in giro.

Il vantaggio di non avere una doppia lettura delle leggi e un dimezzamento dei senatori é sicuramente un passo avanti molto importante, ma é mai possibile che, dovendo fare una riforma, in Italia le cose non si possano fare per bene almeno una volta? Proprio ora che la crisi lo imporrebbe!

Renzi e la democrazia

Il concetto di democrazia di Renzi è molto simile a quello di Berlusconi: un solo uomo al comando che detta legge! Con in più un atteggiamento da arrogante (Fassina chi? E l’attacco a Cuperlo reo di aver avanzato alcune critiche?).

Vediamo quello che è accaduto con la legge elettorale: Renzi e Verdini hanno deciso nelle segrete stanze una legge elettorale che avvantaggerà i loro due partiti tagliando fuori il terzo incomodo, il movimento cinque stelle, ricorrendo all’esiziale sistema delle coalizioni che si é dimostrato così letale per il nostro paese.

Hanno presentato al parlamento la loro proposta sostenendo che era una proposta da prendere a scatola chiusa per non far saltare il banco (avrebbero concesso solo modifiche marginali). Teniamo presente che il partito di Renzi è stato tenuto all’oscuro di tutto fino all’ultimo.

Ma comandano Verdini e Renzi o il parlamento è sovrano? Ancora in questi giorni che si sta discutendo alle camere sono loro a riunirsi in separata sede per decidere e contrattare quali modifiche accettare. Ma Renzi non capeggia un partito cosidetto “democratico”? Non è questa una repubblica parlamentare? Uno dei parametri per giudicare della bontà di una democrazia è la trasparenza! Se si agisce per il bene degli italiani lo si fa alla luce del sole e in modo ragionato! Non servono tanti sotterfugi!

Renzi e la legge elettorale

A noi la legge elettorale appare come un grande imbroglio perché non fa vincere un partito con un programma chiaro e ben definito garantendo così una vera governabilità, ma le solite coalizioni che per vincere devono formare delle ammucchiate vere e proprie favorendo i soliti compromessi (avete visto Casini?) . E’ vero che i partitini verrebbero eliminati e i due partiti più grandi raccoglierebbero i loro voti escludendoli dal parlamento, ma questo ha un costo e sarà reso possibile solo se si cederà ai soliti ricatti che ben conosciamo: i piccoli partiti non sono degli stupidi che si lasciano cancellare senza fiatare; chiederebbero in cambio dei loro voti di coalizione poltrone e soldi aumentando ancora di più la lottizzazione del paese!

La democrazia richiede sì la governabilità, ma altrettanto bene la rappresentanza: i piccoli partiti messi insieme rappresentano bene o male 7 o 8 milioni di elettori e quindi avrebbero diritto ad almeno qualche decina di deputati su seicento circa; questo non inficerebbe assolutamente la governabilità, ma assicurerebbe il pluralismo democratico! Altrimenti basterebbe avere un parlamento con poche decine di rappresentanti se solo due o tre partiti possono partecipare alla discussione! Saremmo sicuri che ci sarebbe ancora qualcuno che potrebbe smascherare i soliti imbrogli della politica? Le opposizioni servono sopratutto a questo.

Se sono vere le indiscrezioni di certi giornali Renzi è stato eletto sindaco con i voti di Verdini con il quale avrebbe stretti legami. Ma è mai possibile che la rivoluzione di cui ha bisogno il paese venga decisa da pluri-indagati: se non vado errato Verdini è uno dei furbetti del quartierino! Possibile che con tante persone competenti Renzi abbia bisogno di Verdini per promuovere il cambiamento? E’ vero che non si può ignorare un partito come Forza Italia, ma il governo che ha la maggioranza in parlamento in questo momento non include il partito di Berlusconi e quindi Renzi avrebbe un forte potere di condizionamento nei confronti delle pretese di Verdini! Se non lo condiziona a sufficienza per garantire agli italiani una migliore democrazia significa che sotto sotto spera di ottenerne dei grossi vantaggi (elettorali?)!

Renzi e le contraddizioni

Renzi molto spesso fa certe affermazioni e il giorno dopo le contraddice smentendosi. Un esempio significativo. Vi ricordate con quanta solennità sostenne che lui avrebbe accettato qualsiasi legge elettorale purché garantisse due punti per lui imprescindibili: le preferenze e la governabilità! Ebbene pochi giorni dopo presentava una legge che non prevedeva le preferenze.

Il giorno seguente con la solita solennità affermava di essere in piena sintonia con Berlusconi! Il giorno dopo ancora, viste le proteste sorte all’interno del suo partito, si era già ricreduto: “Le preferenze io le avrei volute: è stato Berlusconi a impedirmelo!”

Si é appreso ultimamente in TV che nemmeno lui le vuole veramente.

Renzi ha inteso assumere un atteggiamento da statista quando ha sostenuto che a lui sarebbe convenuto andare alle urne, ma che non avrebbe insistito su questo punto per amore del paese. Orbene, proprio adesso che per far funzionare il governo (il governo del suo partito) dovrebbe impegnarsi in prima persona direttamente o con suoi uomini, ha sostenuto che non gli conviene: bell’esempio di statista! Uno statista che ragiona a seconda delle sue convenienze elettorali! Eppure al contrario di quello che sostiene in pubblico un giorno sì e l’altro pure fa di tutto per scalzare Letta.

Vi ricordate le grandi avances sui tagli dei soldi ai parlamentari? Vi ricordate il tanto sbandierato “Job acts” che avrebbe dovuto accompagnare le riforme: tutti slogan elettorali. Tutto tace su quel fronte.

Renzi non ci ha saputo dire quale Italia voglia realizzare, quali siano le sue proposte di cambiamento, la sua visione del futuro: dovremmo credere agli slogan elettorali che sforna di continuo con alterigia, slogan improntati ai modi di comunicazione di Berlusconi, senza che la gente possa sapere quali siano le sue reali intenzioni. Epperò i suoi più entusiasti sostenitori sono i vari Briatore e soci: che bella compagnia! Cosa direbbero Don Sturzo e De Gasperi di un vecchio democristiano come lui, se potessero parlare!

Per il momento dobbiamo solo assistere impotenti alle battaglie per il potere tra lui e Letta.

Riflessione finale

Queste considerazioni sembrano nascondere un atteggiamento ostile e pregiudizievole nei confronti di Renzi. In realtà il partito democratico, ogni volta che è stato in difficoltà, ha cambiato il segretario ed è riuscito con un’operazione di maquillage a riconquistare buona parte dei voti dei propri elettori. I risultati però sono stati deludenti, a scapito dei propri sostenitori.

Noi avremmo certamente potuto mettere in luce anche aspetti positivi del politico Renzi, anche se ci sembra che il politico parli più per slogan e promesse (il famoso “Rottamiamoli”) e con pochi fatti, ma dopo che per decine di anni siamo stati presi in giro dalla politica, non vi pare che prima di giudicare un politico occorra analizzare criticamente, col massimo scrupolo, il suo operato per evitare di ricadere ancora una volta nei soliti tranelli dei partiti?

Il decreto Bankitalia: una rapina?

Decreto e democrazia

Il decreto legge su Bankitalia ha lasciato di stucco i commentatori stranieri: le solite furbate degli italiani, ci dicono! Non abbiamo ancora trovato un economista che non lo critichi! Lo stesso Wall Street Journal lo ha apertamente contestato. Draghi è rimasto a dir poco perplesso!

Innanzitutto lo si è voluto nascondere tra le pieghe di un decreto legge sull’IMU! Perché? Nel seguito dell’articolo vedremo come il decreto non si riduca, come si é sbandierato, a una semplice rivalutazione delle quote di capitale dei partecipanti di Bankitalia; esso nasconde tra le pieghe diversi commi che ne fanno, a nostro giudizio, una delle solite misure varate a scapito dei cittadini; tanto che per approvarlo hanno dovuto ignorare la costituzione che per i decreti legge richiede che si verifichino le condizioni di necessità e urgenza, condizioni che nel caso di Bankitalia non si presentavano affatto.

Perché tutti i telegiornali hanno nascosto la verità? Si sono affrettati a dire che la non approvazione del decreto avrebbe costretto gli italiani a pagare l’IMU: si tratta di una affermazione assolutamente non vera.

Perché il presidente della repubblica e la presidente del senato, ben sapendo che avrebbero dovuto bloccare il provvedimento non lo hanno fatto?

Evidentemente perché in caso contrario lo si sarebbe discusso alla luce del sole; il decreto avrebbe rischiato di essere respinto; le banche sarebbero rimaste a bocca asciutta.

Ma che democrazia è mai questa in cui le maggiori cariche dello stato impediscono al parlamento di intervenire per bloccare decreti dannosi per il paese? Vediamo come tutto questo sia potuto succedere!

Decreto e copertura dell’IMU

Il pretesto per unificare i due decreti? La copertura finanziaria dell’IMU: il decreto rivaluta il capitale sociale di Bankitalia e cioè le quote con cui le varie banche partecipano nella banca; a valle di ciò lo stato potrà incassare una tassa sull’aumento di capitale di cui godranno le banche, la cosidetta plusvalenza.

Come vedremo le cose non stanno proprio così: la tassa sulle plusvalenze in realtà non copre, se non in piccola parte, il provvedimento sull’IMU; si dovrà pertanto ricorrere alla fiscalità generale: ancora una volta altre tasse! Proprio per questo i due provvedimenti IMU e Bankitalia si sarebbero potuti e dovuti discutere separatamente.

Vediamo di fare chiarezza!

Il decreto dice chiaramente che in caso di mancata copertura dell’l’IMU si ricorrerà ad altra tassazione.

Se fosse stato vero che con il decreto Bankitalia si copriva il fabbisogno dell’IMU si saprebbe potuto sapere fin da subito a quanto sarebbe ammontato l’introito dello stato; sarebbe bastato calcolare la tassa sulle plusvalenze prodotte da un aumento del capitale di Bankitalia a 7,5 miliardi e applicarvi una tassazione del 15% (o del 20% che sia). In realtà le cifre sono sempre state lasciate nel vago: 1 – 1,5 miliardi di euro. Perché?

Ce lo spiega l’economista Tito Boeri in un suo commento: in realtà le banche, chi più chi meno, non hanno aspettato il decreto per rivalutare il loro capitale in Bankitalia. Ad esempio la Carige lo ha fatto sulla base di un valore stimato della Banca d’Italia di 22 miliardi che guarda caso corrisponde esattamente al valore delle riserve speciali di Bankitalia che consistono in oro e denaro (altro oro rispetto alle riserve auree di cui si parla sempre, ma pur sempre oro degli italiani).

La stessa banca d’Italia ci spiega, in un documento accessibile sul suo sito, che l’aumento del capitale è stato fatto a spese delle sue riserve.

Non solo! Avendo rivalutato la quota di capitale delle banche, gli interessi che queste riscuoteranno saliranno enormemente! Al 6% riceveranno 450 milioni. In cambio di un ipotetico miliardo incassato dallo stato una sola volta (in realtà come abbiamo visto tale miliardo non arriverà mai) le banche riceveranno 450 milioni ogni anno! E’ vero che il 6% non sarà garantito, ma se si pensa che l’anno scorso, con un capitale quasi inesistente, le banche hanno ricevuto 70 milioni si capisce subito che la cifra di 450 milioni è del tutto verosimile. Altro che guadagno per gli italiani!

Chi ci guadagna e chi ci perde

I fautori del decreto sostengono che ci guadagnano tutti: le banche che con la rivalutazione delle loro quote potranno affrontare con maggiore tranquillità i test di Basilea che la Comunità Europea sta per avviare; lo stato che incassa un miliardo; i cittadini che potranno accedere al credito con più facilità.

Abbiamo già visto come lo stato ci rimetta; l’aumento di capitale delle banche in realtà non sarà così significativo; in quanto al fatto che le banche, con una capitalizzazione maggiore, potranno prestare con più facilità i soldi alle imprese, rimaniamo interdetti; se le banche dovessero effettivamente pagare un miliardo di tasse almeno per qualche anno si troveranno in difficoltà, dovranno chiedere prestiti!

Molti dicono: il valore del capitale della Banca d’Italia andava comunque rivalutato; erano passati tanti anni. Il problema è che quel capitale in realtà le banche non l’avevano mai effettivamente comprato! Si trattava di un capitale puramente nominale, i soldi veri li avevano messi gli italiani, il capitale era stato costituito all’epoca in cui le banche erano pubbliche.

Se di rivalutazione si doveva parlare si doveva rivalutare il capitale per quanto concerne il costo della vita e non rivalutare il capitale come se si trattasse di capitale di rischio. Infatti con la Banca d’Italia il rischio non esiste proprio! Perché allora remunerare così profumatamente le banche: non si tratta di un bel regalo?

Tutt’al più la rivalutazione andava calcolata dal momento in cui le banche sono diventate private ad oggi! Non anche per gli anni precedenti perché le banche non hanno comprato la Banca d’Italia pagandola per quello che valeva effettivamente!

La proprietà di Bankitalia

Nel 2005 è stata approvata una legge che avrebbe dovuto far uscire i privati da Bankitalia a partire dal 2008: la banca é un bene fondamentale per il paese. Il decreto in realtà fa esattamente l’opposto. Se lo stato avesse fatto il suo dovere al momento di privatizzare le banche partecipanti al capitale di Bankitalia avrebbe dovuto riacquistare le loro quote ad un valore relativamente basso.

In realtà il vero regalo alle banche il decreto lo fa quando permette loro di rivendere le quote e quindi di commercializzare Bankitalia; le banche potranno così aumentare la loro liquidità; questo sì che le aiuterà a superare i test.

Sentendo che Bankitalia sarà messa in vendita gli americani sono sobbalzati sulla sedia: anche da loro i privati partecipano al capitale della banca nazionale, ma nello statuto della loro banca viene espressamente vietato di farne commercio! Si tratta di un asset strategico.

Vi immaginate cosa succederebbe se si scoprisse un bel giorno che la mafia o le banche estere sono entrate in possesso di quote della banca d’Italia! L’ipotesi non é per niente campata in aria!

Anche qui le solite bugie: si dice che non sarà possibile vendere quote agli stranieri perché il decreto obbliga l’acquirente ad avere una sede legale in Italia, ma questo non impedisce affatto agli stranieri di comprarsi quote di Bankitalia; anche le banche straniere hanno sedi legali in Italia e comunque possono averne; di più, cosa che già è realtà, banche straniere hanno il controllo di banche italiane (vedi la BNL)!

Non solo: oltre al danno la beffa: nel caso in cui le banche non riuscissero a vendere le loro quote Bankitalia sarà costretta a riacquistarle a caro prezzo! Ancora una volta si privatizza un ente pubblico, ma lo stato si accolla tutti i rischi! Questo é il capitalismo italiano!

Il documento della Banca d’Italia elogia il fatto che il decreto trasforma Bankitalia in una public company cioè Bankitalia diventa sempre più simile a una società per azioni a capitale diffuso (nessuno può possedere più del 3% delle quote): questo garantirebbe secondo il documento la non scalabilità della banca. Ma in realtà questa sua preoccupazione è molto grave: sottintende che il problema della scalabilità esiste e può comportare seri danni per la Banca d’Italia! In realtà la FIAT con il 15% delle azioni ha sempre controllato la propria società! Basterebbe che un numero limitato di banche facessero cartello per controllare la Banca d’Italia.

E’ vero che le banche non possono interferire su certe decisioni strategiche di Bankitalia, ma avendo diritto di voto e possedendo le quote di Bankitalia possono prendere decisioni che riguardano ad esempio le riserve speciali e altro ancora.

Conclusione

Stando così le cose il decreto IMU-Bankitalia coprirebbe un grande imbroglio.

In realtà Draghi si è lamentato della fretta con cui si è proceduto a deliberare su materie così delicate e l’economista Tito Boeri avanza il sospetto che nella fretta di approvare il decreto non si siano definiti con chiarezza i vari poteri e le rispettive aree di influenza all’interno della Banca d’Italia. Ad esempio in Bankitalia esistono diverse riserve: quali dipenderanno dai possessori del capitale sociale di Bankitalia? Perché non si è voluto inserire nel decreto la norma che sottrae alle banche decisioni in merito alle riserve auree?

La Banca d’Italia ha cercato di rispondere ad alcune obiezioni pubblicando un documento sul proprio sito, ma se dovessimo giudicare della serietà di queste decisioni dalla consistenza del documento Dio ce ne scampi e liberi: un documento molto superficiale e contradditorio!
fonte siamotuttigiornalisti.org

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