Lettera Aperta :Ricerca di una persona disponibile per accompagnare i bambini a scuola

Buongiorno sono Roberta Pieroni della Cooperativa Risorse.

Il Comune di Macerata sta promuovendo il progetto Greenbus, servizio di accompagnamento a scuola a piedi per i bambini delle scuole primarie.
Il Greenbus, finora conosciuto come Pedibus, è un autobus umano formato da un gruppo di bambini “passeggeri” e da un adulto che fa da “autista”, parte da una fermata precisa e raccoglie i bambini strada facendo e a Sforzacosta ha già funzionato nell’anno 2011/2012.

Gli obiettivi del progetto sono molti: Continua a leggere

A Milano la crisi arriva a scuola: i bambini mangiano solo in mensa

L’assessore all’Educazione: “Divorano tutto quello che è nel piatto, perché la sera non avranno nulla per cena”

 Colazione, pranzo e cena. Tre pasti completi che per molte famiglie, a causa della crisi, è solo un’utopia. Purtroppo è questa la realtà che colpisce il nostro Paese e, in questo caso, Milano. Il servizio mensa delle scuole evidenzia come molti bambini chiedono bis o addirittura tris perché a digiuno dalla sera prima. Un fenomeno che interessa circa 3mila studenti ma che sembra crescere giorno dopo giorno. Continua a leggere

Dibattito sul dossier di Tuttoscuola M5S: Digitale per tutti Dal Movimento 5 Stelle ci hanno scritto i ‘deputati-cittadini’ Maria Marzana, Luigi Gallo e Giuseppe Brescia

Ringraziando Tuttoscuola per l’opportunità di esprimere il nostro punto di vista su queste importanti tematiche cercheremo di rispondere punto su punto a tutti i suggerimenti segnalati. Prima però è necessaria una breve premessa.

Le problematiche della scuola sono al centro dei pensieri del MoVimento 5 Stelle.

Sin dal primo momento ci siamo impegnati affinché l’attuale governo mantenesse le promesse fatte in ogni sede, istituzionale e non, riguardo eventuali ulteriori tagli al comparto Istruzione. Il nostro primo atto ufficiale Continua a leggere

Piemonte, 2 ore ginnastica alle elementari. Roberto Cota: “Risparmio su sanità”

Piemonte, 2 ore di ginnastica alle elementari. Roberto Cota: “Risparmio su sanità”

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LO SPORTO NELLA SCUOLA – UN PROGETTO PILOTA A BARI

LO SPORT NELLA SCUOLA PUBBLICA
Il Progetto Sportivo “Pilota” a Bari per scelte consapevoli per i giovani ormai “poveri di futuro”

Progetto con Orientamento Sportivo Aziendale a Bari per la prima volta viene avviato in un Istituto Professionale di Istruzione Secondaria Superiore Statale

La Scuola dello Sport con orientamento a scelte consapevoli.

Il progetto per la Scuola dello Sport del prossimo anno scolastico 2013/2014 è operativo presso in un Istituto di Istruzione Secondaria Statale Superiore nella città di Bari grazie ad un Accordo di Programma con una Associazione specializzata nella formazione di giovani e di figure professionali che operano nei diversi settori sportivi per orientare i ragazzi a scelte consapevoli. Continua a leggere

Roma, bimbi dell’asilo legati con lo scotch: 2 anni alla maestra Maria Teresa Carrarini

Roma, bimbi dell’asilo legati con lo scotch:

2 anni alla maestra Maria Teresa Carrarini

 bambini classe

Roma – I bambini nella scuola materna ‘Maurizio Poggiali’ di Roma, avevano raccontato ai loro genitori, che li ascoltavano attoniti, come la maestra li avesse puniti immobilizzandoli alle loro sedie con l’ausilio dello scotch da pacchi. E in alcuni casi i genitori avevano addirittura notato arrossamenti sulla pelle dei piccoli, dovuti ai metodi ‘poco ortodossi’ con cui l’insegnante imponeva la disciplina.
Era così scattata una serie di esposti presentati dai genitori, il primo dell’associazione telefono azzurro. E il nastro adesivo era stato poi rinvenuto, in gran quantità, dagli investigatori nella casa della donna e in un armadietto della scuola.
La maestra Maria Teresa Carrarini, difesa dall’avvocato Alessandro Vannucci, Continua a leggere

Replica ad un Dirigente Scolastico

Replica ad un Dirigente Scolastico

Di recente ho letto un post scritto da un Dirigente Scolastico, il quale oppone una serie di obiezioni critiche alle mie esternazioni sull’autonomia scolastica. Onestamente, confesso di aver riscontrato spunti interessanti e validi per sviluppare ed approfondire ulteriormente il mio ragionamento. Per cui provo ad esplicitare meglio le mie posizioni.

Sarà probabilmente dovuto al caso o alla mala sorte, diciamo pure così, ma sta di fatto che, malgrado il mio intervento lasciasse trasparire una pessima immagine della scuola, numerosi colleghi hanno esplicitamente approvato il mio pezzo apparso su vari siti web.

Per precisare meglio alcuni concetti sarò costretto ad addentrami nel merito delle questioni, facendo dei precisi e circostanziati riferimenti alle mie esperienze professionali pregresse. Eviterò di raccontare alcuni episodi particolari, evitando opportunamente di fare nomi e, soprattutto, cognomi. Mi scuso in anticipo se sarò alquanto esteso nella esposizione, ma temo che sia inevitabile dilungarmi oltremisura.

La scuola dove ho insegnato per vari anni era “appestata” dalla figura paternalista e dal ruolo accentratore e monocratico della preside, con tutte le conseguenze più deleterie che ne derivavano a livello interpersonale: cumuli di ipocrisie, veleni, rancori personali, abusi, angherie, prepotenze, furbizie, finti vittimismi, opportunismi e dualismi esasperati ad arte (per la serie “divide et impera”, una formula cara ai potenti di ogni tempo e luogo) e quant’altro ho sempre biasimato e continuerò a deprecare con tutte le forze in mio possesso, trattandosi di comportamenti assolutamente sleali e disdicevoli.

Tutti sanno cosa sono le “vendette trasversali”. Con questo termine, nel gergo mafioso, si indicano le ritorsioni punitive perpetrate a danno di congiunti o affini dei cosiddetti “infami”: siano essi pentiti, delatori o funzionari dello stato, insomma chiunque sia bollato come un nemico o un traditore dalle cosche mafiose. Per estensione iperbolica si potrebbe affermare che le “vendette trasversali” non sono una prerogativa esclusiva delle associazioni di stampo mafioso e camorrista, ma si iscrivono nel codice di comportamento “tipicamente umano”. Con la differenza che, altrove, in ambienti non tecnicamente malavitosi, per realizzare propositi di vendetta si ricorre a sistemi meno cruenti, come l’ipocrisia ed altre forme di perfidia sistematica, il discredito lesivo volontario, il pettegolezzo velenoso o, peggio, le molestie e i maltrattamenti psicologici, l’emarginazione e l’indifferenza collettiva, ma non per questo, ossia per il fatto di non essere fisicamente brutali, si tratta di atteggiamenti meno riprovevoli e più accettabili.

Una volta ho discusso animatamente con una preside, di cui taccio opportunamente il nome; durante l’acceso confronto sono emerse profonde divergenze d’opinione rispetto ai termini, ai tempi e alle modalità organizzative, ai destinatari e alle finalità educative di un progetto, nella misura in cui contrastavano in modo stridente con l’ipotesi pianificata. Il capo d’istituto insisteva per promuovere il classico dibattito, oltretutto senza contraddittorio, utile solo ad ottenere visibilità mediatica e a riscuotere eventuali consensi da spendere politicamente. Come in altre circostanze, sono entrato in rotta di collisione con la mentalità propria di chi dichiara in partenza di concedere “carta bianca” ma poi cerca di manipolare a proprio piacimento le persone, trattate in modo paternalistico alla stregua di burattini, come sono adusi molti datori di lavoro delle aziende private. In sostanza, taluni presidi hanno la tendenza ad applicare nel mondo della scuola quelle pratiche a dir poco discutibili apprese dalla peggiore politica. Altro che “super partes”. E’ evidente che in un contesto ambientale come quello dipinto con tinte inevitabilmente oscure, qualsiasi iniziativa pedagogica e culturale che si distingua per l’originalità, portata avanti in modo pulito, coerente e disinteressato, con onestà e trasparenza, con impegno, intelligenza e passione creativa, rischi di essere inquinata e mortificata da chi persegue solo finalità utilitaristiche in maniera cinica e spregiudicata.

E’ curioso ma inevitabile scoprire che la maggior parte degli esseri umani si comporta alla stregua dei polli di Renzo, che si beccano tra loro mentre dovrebbero solidarizzare, quantomeno per il comune destino che li attende. Personalmente non so dire se si tratti di una questione di origine genetica, connessa alla cosiddetta “natura umana”, o se sia un problema di ordine culturale, riconducibile a fattori materiali e spirituali, dunque anche al processo educativo, alla formazione etica ed intellettuale, alle abitudini sociali indotte dal sistema economico e politico in cui si è inseriti dalla nascita. In ogni caso, è certo che taluni dirigenti “giocano” a dividere, ossia intervengono proprio su questo atteggiamento di reciproca avversione e competizione, non importa se innato o indotto.

Inoltre, non ritengo sia una colpa ascrivibile ai docenti se taluni dirigenti scambiano l’autonomia scolastica per una sorta di tirannia personale, se la legge precede incentivi economici per promuovere le attività progettuali extracurricolari soprattutto in termini di laute percentuali a beneficio dei presidi, o se esistono molteplici tipologie di fondi aggiuntivi da cui è possibile attingere per sovvenzionare l’ampliamento e l’arricchimento dell’offerta formativa delle scuole autonome. A tale riguardo chiarisco subito, a scanso di eventuali equivoci, che non sono contrario, a priori, ai progetti di qualità e di valore.

Quello delle “attività aggiuntive” a carattere non obbligatorio, ossia gli impegni progettuali extra-curricolari, è un altro tema molto serio avvertito dal corpo docente.

Nel campo della didattica e dell’istruzione scolastica, i criteri di quantità e qualità sono in genere difficilmente conciliabili tra loro, nel senso che l’una esclude l’altra. In genere la quantità di tipo “industriale” rischia di inficiare la qualità creativa di un progetto. Ciò è vero a maggior ragione in un sistema educativo, laddove i progetti sono prodotti in serie, praticamente standardizzati. In tal modo le singole istituzioni scolastiche rischiano di diventare vere e proprie “fabbriche di progetti”, ovvero “progettifici scolastici”. Con inevitabili ripercussioni negative sulla qualità e sul successo formativo dei giovani allievi.

Per non parlare dei continui, imbarazzanti strappi alle regole, delle reiterate e inopinate violazioni di norme e diritti sanciti dalla legge, delle frequenti scorrettezze e furbizie commesse all’interno delle singole scuole, derivanti da invidie, rivalità personalistiche ed altre meschinità che sono gestite male all’interno di un paradigma dirigista ed accentratore, in virtù di una leadership pateticamente ed artificiosamente paternalista.

Stendiamo dunque un velo pietoso: le scuole sono ormai ridotte ad essere progettifici privi di qualità. E’ evidente che i progettifici scolastici sono deplorevoli non per una presa di posizione aprioristica o astratta, ma per motivi di ordine pratico. Nulla mi impedirebbe di avallare i progetti di qualità, purché siano discussi e realizzati seriamente, ma nel contempo sono cosciente che i casi virtuosi sono eccezioni assai rare. Invece, i progettifici scolastici si caratterizzano negativamente anzitutto per l’assenza di creatività e trasparenza, per elementi di inefficacia e inadeguatezza degli interventi, per una mancata rispondenza ai bisogni formativi e socio-culturali degli studenti, mentre obbediscono solo a logiche mercantili ed affaristiche. Non è un caso che si chiamino progettifici in quanto si configurano proprio come fabbriche di progetti che sacrificano la qualità per privilegiare e premiare soprattutto la quantità industriale.

Ribadisco ancora una volta che non sono affatto contro i progettifici per rivendicazioni ideologiche astratte, ma per ragioni molto concrete legate alla mia esperienza diretta.

Vengo ora alla questione cruciale della scarsa trasparenza nella gestione politico-finanziaria e della democrazia collegiale, che versa in condizioni di estrema decadenza.

Dall’emanazione nel 1974 dei Decreti Delegati che istituirono varie forme e strumenti di democrazia collegiale nella scuola, la partecipazione alla vita e al funzionamento degli organi collegiali si è progressivamente ridimensionata e deteriorata, fino ad essere sancita solo sulla carta. Oggi il potere decisionale detenuto ed esercitato all’interno degli organi collegiali (Consigli di Istituto, Collegi dei docenti, Consigli di classe, interclasse e intersezione) esclude sempre più la maggior parte delle famiglie, degli studenti, del personale docente e non docente. In pratica l’esercizio del potere politico-decisionale nelle singole realtà scolastiche è riservato ad una ristretta cerchia oligarchica formata dal Dirigente scolastico e dai suoi più stretti e fidati collaboratori.

Esaminiamo il caso emblematico di un organo essenziale come il Collegio dei docenti.

Un tempo il Collegio dei docenti era la sede deputata a discutere di argomenti più elevati, vale a idre tematiche di tipo psico-pedagogico, per cui gli insegnanti più aperti, curiosi, motivati, culturalmente preparati e coscienti, avevano modo di confrontarsi e di maturare sotto il profilo intellettuale e professionale. Oggi i Collegi dei docenti sono ridotti ad essere centri di ratifica puramente formale e di adesione acritica alle delibere assunte altrove dai Dirigenti e dai loro staff di collaboratori. L’avallo avviene in genere mediante procedure antidemocratiche che esautorano e mortificano la dignità e la sovranità decisionale dei Collegi stessi. Questi sono ormai il luogo più alienante e passivizzante in cui al massimo si affrontano questioni finanziarie, senza fornire la dovuta trasparenza informativa e normativa, senza riferire alla platea collegiale tutti i dati, le notizie ed i parametri relativi al budget effettivo di spesa delle singole scuole.

Insomma, i Collegi avallano spesso e volentieri senza nemmeno conoscere fino in fondo l’oggetto reale posto all’ordine del giorno all’attenzione degli organi collegiali: si pensi, ad esempio, alle somme e ai fondi economici aggiuntivi, in taluni casi Continua a leggere

Un nuovo mestiere: addestratore per i quiz Invalsi

Capita a volte di incontrare e conoscere una nuova persona che, per curiosità, mi chiede: “Ma che lavoro fai?”. Allora io rispondo, in modo ironico e quasi insolente: “Una volta insegnavo, ora faccio l’addestratore di giovani concorrenti per i quiz dell’Invalsi”.

Ebbene, la mia risposta, ancorché sarcastica e provocatoria, non è affatto distante dalla realtà, anzi. Il guaio peggiore è che, ovunque mi sia trovato, in qualunque ambiente scolastico abbia avuto l’occasione di prestare servizio, ho potuto ravvisare un numero crescente di colleghi e colleghe a cui sembra essere addirittura gradita questa “mansione professionale”, o quantomeno pare accolta supinamente e pedissequamente. Continua a leggere

Fine dell’università per tutti, si torna alla scuola d’élite

I giovani italiani rinunciano all’università: è la fine di un sistema democratico basato sulla fiducia nel futuro, grazie alla promozione sociale di massa. Impressionanti i dati su quella che Carlo Formenti definisce «l’apocalisse dell’università italiana». Ovvero: 58.000 iscritti in meno, un calo del 17% rispetto a dieci anni fa, Continua a leggere

L’INCHIESTA L’Aquila, arrestato ingegnere della cricca speculava su appalti per agibilità scuole

fonte http://www.repubblica.it/cronaca

Carlo Strassil è già ai domiciliari. Secondo l’accusa, gonfiò del 300 per cento il costo dei certificati per gli istituti della città colpita dal terremoto nel 2009. Obbligo di firma per il provveditore Guglielmi Continua a leggere

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