Alitalia, vola italiano ma a quale prezzo Ha inventato una legge ad personam per ottenere un risultato politico. E’ una lezione per chi vuole investire in Italia

racconta.espresso.repubblica.it
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STATE FOR BYERLY IN EEB/TRA

E.O. 12958: DECL: 10/01/2018
TAGS: EAIR, ECON, IT, PGOV

OGGETTO: L’ALITALIA VOLA ANCORA SOTTO BANDIERA ITALIANA MA A CARO PREZZO PER L’ITALIA
Classificato da: Consigliere del Ministro dell’Economia Tom Delare – motivi 1.4 (b,d)

1. (C) Sommario: Il primo ministro Berlusconi sembra aver mantenuto la promessa della sua campagna elettorale di salvare l’Alitalia e di mantenerla italiana. Il 29 settembre l’ultimo dei nove sindacati dell’Alitalia ha firmato un accordo Continua a leggere

Pendolari cornuti e mazziati: cassata la detrazione fiscale sugli abbonamenti

insiemepermerate.blogspot.com

La settimana scorsa, accingendomi a preparare la dichiarazione dei redditi per l’anno 2010, ho scoperto che la detrazione fiscale del 19% per le spese di abbonamento ai mezzi di trasporto locale, regionale e interregionale è stata cassata dal Governo con l’ultima finanziaria relativa al triennio 2010-2012. Quindi la cosa varrà anche per il prossimo anno. Complimenti!!! Dopo gli aumenti tariffari di gennaio, i treni che fanno schifo e in ritardo, ci voleva questa ulteriore mazzata sui pendolari
Vedo che come annunciato questo governo non mette le mani nelle tasche degli italiani ma direttamente nel portafogli! Ma, Continua a leggere

Il Presidente della Regione Marche: “La via adriatica allo sviluppo ha gli stessi diritti della tirrenica. Trenitalia accetti questo principio

fonte http://stradeferrate.blogosfere.it/2011/02/il-presidente-della-regione-marche-la-via-adriatica-allo-sviluppo-ha-gli-stessi-diritti-della-tirren.html
di Marco Caneva


Stazione di Ancona

“La Regione ha in più occasioni manifestato a Trenitalia, e continuerà a farlo, il principio che la via adriatica allo sviluppo ha la stessa dignità della dorsale tirrenica. E mentre da una parte si registrano continue penalizzazioni, dall’altra si realizzano forti investimenti, a partire dall’alta velocità. Questa Continua a leggere

Voli liberi (dai ragazzini)

Fastidiosi e disturbanti li considera il 74% dei viaggiatori in business. Le compagnie: è discriminazione
http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_02/marchetti-voli-senza%20bambini_a4b6e656-2ed4-11e0-ac59-00144f02aabc.shtml

MILANO – A quanti di voi è capitato di viaggiare in aereo, magari in business o in prima classe, e di ritrovarsi accanto un bambino insopportabile, che ha trasformato il vostro volo in un incubo? Stando al sondaggio commissionato su 1000 viaggiatori regolari in business class, in occasione del Business Travel and Meetings che andrà in scena a Londra la prossima settimana, questo scenario è purtroppo piuttosto comune. Non a caso, i ragazzini sono considerati fastidiosi e disturbanti dal 74% dei passeggeri intervistati, mentre fra le altre lamentele segnalate, il 18% non sopporta l’upgrade gratuito dall’economy alle classi superiori e il 15% vorrebbe una maggiore privacy per chi viaggia in business, mentre solo il 12% si è lamentato per i disservizi di bordo. Da qui, il suggerimento alle compagnie aeree di istituire voli «child free», ovvero senza bambini, seguendo l’esempio delle compagnie ferroviarie che hanno varato già da tempo le carrozze «per soli adult». Continua a leggere

Dalla periferia al centro ogni 15 minuti!

Portale tematico del Comune di Pesaro dedicato
alla mobilità cittadina http://www.pesaromobilita.it/index.php?id=12101
Per promuovere l’utilizzo dell’autobus negli spostamenti dalla periferia al centro della città sono stati installati nei percorsi principali degli stendardi che ricordano come in quella tratta passino degli autobus con una frequenza molto alta.

eccessiva l’offerta verso lo scalo, a discapito del servizio riservato ai pendolari «Troppi treni fantasma per Malpensa» Dossier degli ambientalisti: sui 51 convogli da Milano Centrale solo il 7% dei posti occupati

[Esplora il significato del termine: L’aeroporto di Malpensa (Afp)

MALPENSA (Varese) – Tutto si potrà dire, stavolta, tranne che Malpensa è un aeroporto tagliato fuori dal resto del mondo. Perché la critica che viene mossa adesso è quella di aver troppi treni diretti da Milano verso lo scalo che viaggiano praticamente vuoti. Numeri alla mano, è la sezione lombarda di Legambiente a denunciare che, istituendo 130 corse giornaliere da e per Malpensa, si è esagerato. Anche perché la società Lenord, investendo risorse su questa linea, Continua a leggere

COMUNICATO STAMPA ITALIA NOSTRA

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO

STORICO,  ARTISTICO E NATURALE DELLA NAZIONE

SEZIONE DI ANCONA

“Vincenzo Pirani”

Prot. SA n. 13/8

COMUNICATO STAMPA

COME DARE TORTO AI SINDACATI DEL TRASPORTO PUBBLICO?

La Sezione di Ancona di Italia Nostra si era già espressa sulle ipotesi di modifiche al traffico elaborate dalla Giunta Comunale, dicendo che non ci appassionavano e che noi rimanevamo a favore della rotatoria del traffico in entrata ed uscita in Ancona.

Oggi sono i sindacati CGIL CISL e UIL Trasporti che criticano modi e tempi del progetto del Comune, del resto discusso solo con le categorie commerciali e non con i cittadini.

I sindacati si pongono la domanda quale sia il vantaggio per i cittadini da un progetto che prevede un aumento del traffico privato in centro e l’ulteriore incremento dello smog con conseguente diminuzione dell’efficacia del trasporto pubblico. Infatti l’abolizione della corsia riservata ai bus provocherà una diminuzione della velocità commerciale dei mezzi pubblici determinando un aggravio dei costi dell’azienda ed un peggioramento dei servizi dei cittadini.

Italia Nostra concorda con tale giudizio, dichiara la propria solidarietà con gli operatori del pubblico trasporto ed insiste sulla creazione di una Zona a Traffico Limitato nel Centro Storico di Ancona. Il Comune quale obiettivo invece persegue?

Il Consiglio Direttivo

Ancona,  29 ottobre 2010

Tav, monitorati duemila edifici, vince l’Osservatorio ambientale

Alta velocità: si allarga la fascia di immobili soggetti a rischi. Secondo l´impresa vincitrice dell´appalto erano “solo” 277

di FRANCA SELVATICI

Gli edifici che potrebbero essere danneggiati dallo scavo del tunnel dell’alta velocità ferroviaria nel sottosuolo di Firenze, e che perciò dovranno essere “sottoposti in via cautelativa a testimoniale di stato prima dell’inizio dei lavori”, non sono 277 (come stimato dalla società Nodavia, vincitrice dell’appalto) ma oltre 2.000. Il dato è stato reso noto durante la prima udienza della causa per “danno temuto” intentata da un gruppo di cittadini. E’ stato l’Osservatorio ambientale presieduto da Pietro Rubellini, dirigente dell’Ufficio Ambiente del Comune, ad ampliare, in via cautelativa, l’area di potenziale monitoraggio.

Lo ha precisato in udienza l’avvocato di Nodavia, Jacopo Landini. In relazione ai pericoli di subsidenza, cioè di abbassamento e di possibile dissesto per effetto degli scavi, l’Osservatorio ha ritenuto necessario includere fra gli edifici che dovranno monitorati anche quelli “collocati esternamente all’area di potenziale subsidenza individuata, ma che risultino strutturalmente connessi con gli edifici ricadenti almeno parzialmente all’interno della suddetta area di subsidenza”. In base a queste prescrizioni, gli immobili che dovranno essere sottoposti a controlli passano da 277 a oltre 2.000. Gli abitanti interessati potrebbero essere circa 30 mila. Fra di loro anche il giudice Alfonso Florio. Abita in uno dei 2.000 palazzi che potrebbero subìre danni e perciò ieri ha deciso di astenersi dalla causa, che dovrà essere assegnata a un altro giudice.In discussione era il primo ricorso contro il tunnel dell’alta velocità ferroviaria che dovrebbe attraversare Firenze da Campo di Marte a Castello e per il quale fervono i lavori preparatori. Prima ancora dei 105 cittadini assistiti dagli avvocati Bonafede e Chiesi, che si preparano a dare battaglia sia in sede civile che davanti alla corte dei conti, altri residenti in alcuni dei palazzi che rischiano di subire danni per effetto degli scavi hanno presentato un ricorso per “danno temuto” al tribunale civile.

Nell’atto, predisposto dagli avvocati Felice Cecchi ed Elisabetta Zani, si sottolinea che i cittadini residenti nei palazzi a rischio “non intendono accettare di sopportare dei danni dei quali è tuttora impossibile prevedere la rilevanza”. La Costituzione – sottolineano gli avvocati – garantisce la libertà di iniziativa economica a patto che essa si armonizzi con fini di utilità sociale. Ma qual è – chiedono i ricorrenti – l’utilità sociale del tunnel? I risparmi di tempo oscillerebbero fra i 2 e i 3 minuti. L’inquinamento acustico non diminuirà perché tutti i treni, salvo quelli ad alta velocità, continueranno a transitare in superficie. La nuova stazione progettata ai Macelli costringerà i viaggiatori “a centinaia di metri di trasbordo per raggiungere i treni che transitano in superficie”. E per circa 10 anni, il tempo previsto per i lavori, Firenze sopporterà disagi enormi. Perciò i ricorrenti chiedono che il tribunale nomini un consulente e vieti a Nodavia di eseguire l’opera finché non saranno date idonee garanzie che i potenziali danni oggi previsti non si verificheranno. Oltre che Nodavia, si è costituita anche Rfi (Rete ferroviaria italiana), assistita dal professor Stefano Grassi e dall’avvocato Jacopo Sanalitro. Ora la causa potrebbe essere riunita a quella intentata dagli altri cittadini, la cui prima udienza è fissata per il 17 settembre davanti al giudice Antonio Settembre.

Nel frattempo si è mossa anche la Procura della Repubblica. A fine luglio l’avvocato Felice Cecchi e l’avvocato Gian Luca Conti hanno presentato due distinti esposti nei quali chiedono alla magistratura di verificare eventuali profili di illegittimità nelle procedure di approvazione del progetto. Negli esposti vengono in particolare segnalate lacune nella procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via). Riguardo alla stazione sotterranea progettata dall’architetto Norman Foster nell’area degli ex Macelli, la Via fu fatta sul precedente progetto di Bruno Zevi, quando la nuova stazione doveva sorgere nella zona del viale Belfiore. Quanto alla destinazione delle terre e delle rocce di scavo (si tratta di circa due milioni e 850 mila metri cubi di materiale), esiste un progetto approvato che prevede il deposito di un milione e 350 mila metri cubi nella ex cava di lignite di Santa Barbara, a Cavriglia, di proprietà dell’Enel. Per il restante milione e 500 mila metri cubi, c’è un ulteriore progetto Enel, ma non c’è ancora la Via. Gli edifici che potrebbero essere danneggiati dallo scavo del tunnel dell’alta velocità ferroviaria nel sottosuolo di Firenze, e che perciò dovranno essere “sottoposti in via cautelativa a testimoniale di stato prima dell’inizio dei lavori”, non sono 277 (come stimato dalla società Nodavia, vincitrice dell’appalto) ma oltre 2.000. Il dato è stato reso noto durante la prima udienza della causa per “danno temuto” intentata da un gruppo di cittadini. E’ stato l’Osservatorio ambientale presieduto da Pietro Rubellini, dirigente dell’Ufficio Ambiente del Comune, ad ampliare, in via cautelativa, l’area di potenziale monitoraggio. Lo ha precisato in udienza l’avvocato di Nodavia, Jacopo Landini. In relazione ai pericoli di subsidenza, cioè di abbassamento e di possibile dissesto per effetto degli scavi, l’Osservatorio ha ritenuto necessario includere fra gli edifici che dovranno monitorati anche quelli “collocati esternamente all’area di potenziale subsidenza individuata, ma che risultino strutturalmente connessi con gli edifici ricadenti almeno parzialmente all’interno della suddetta area di subsidenza”. In base a queste prescrizioni, gli immobili che dovranno essere sottoposti a controlli passano da 277 a oltre 2.000. Gli abitanti interessati potrebbero essere circa 30 mila. Fra di loro anche il giudice Alfonso Florio. Abita in uno dei 2.000 palazzi che potrebbero subìre danni e perciò ieri ha deciso di astenersi dalla causa, che dovrà essere assegnata a un altro giudice.In discussione era il primo ricorso contro il tunnel dell’alta velocità ferroviaria che dovrebbe attraversare Firenze da Campo di Marte a Castello e per il quale fervono i lavori preparatori. Prima ancora dei 105 cittadini assistiti dagli avvocati Bonafede e Chiesi, che si preparano a dare battaglia sia in sede civile che davanti alla corte dei conti, altri residenti in alcuni dei palazzi che rischiano di subire danni per effetto degli scavi hanno presentato un ricorso per “danno temuto” al tribunale civile. Nell’atto, predisposto dagli avvocati Felice Cecchi ed Elisabetta Zani, si sottolinea che i cittadini residenti nei palazzi a rischio “non intendono accettare di sopportare dei danni dei quali è tuttora impossibile prevedere la rilevanza”. La Costituzione – sottolineano gli avvocati – garantisce la libertà di iniziativa economica a patto che essa si armonizzi con fini di utilità sociale. Ma qual è – chiedono i ricorrenti – l’utilità sociale del tunnel? I risparmi di tempo oscillerebbero fra i 2 e i 3 minuti. L’inquinamento acustico non diminuirà perché tutti i treni, salvo quelli ad alta velocità, continueranno a transitare in superficie. La nuova stazione progettata ai Macelli costringerà i viaggiatori “a centinaia di metri di trasbordo per raggiungere i treni che transitano in superficie”. E per circa 10 anni, il tempo previsto per i lavori, Firenze sopporterà disagi enormi. Perciò i ricorrenti chiedono che il tribunale nomini un consulente e vieti a Nodavia di eseguire l’opera finché non saranno date idonee garanzie che i potenziali danni oggi previsti non si verificheranno. Oltre che Nodavia, si è costituita anche Rfi (Rete ferroviaria italiana), assistita dal professor Stefano Grassi e dall’avvocato Jacopo Sanalitro. Ora la causa potrebbe essere riunita a quella intentata dagli altri cittadini, la cui prima udienza è fissata per il 17 settembre davanti al giudice Antonio Settembre.Nel frattempo si è mossa anche la Procura della Repubblica. A fine luglio l’avvocato Felice Cecchi e l’avvocato Gian Luca Conti hanno presentato due distinti esposti nei quali chiedono alla magistratura di verificare eventuali profili di illegittimità nelle procedure di approvazione del progetto. Negli esposti vengono in particolare segnalate lacune nella procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via). Riguardo alla stazione sotterranea progettata dall’architetto Norman Foster nell’area degli ex Macelli, la Via fu fatta sul precedente progetto di Bruno Zevi, quando la nuova stazione doveva sorgere nella zona del viale Belfiore. Quanto alla destinazione delle terre e delle rocce di scavo (si tratta di circa due milioni e 850 mila metri cubi di materiale), esiste un progetto approvato che prevede il deposito di un milione e 350 mila metri cubi nella ex cava di lignite di Santa Barbara, a Cavriglia, di proprietà dell’Enel. Per il restante milione e 500 mila metri cubi, c’è un ulteriore progetto Enel, ma non c’è ancora la Via.

fonte

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/08/28/news/tav_monitorati_duemila_edifici_vince_l_osservatorio_ambientale-6566887/

Trenitalia, sconti fantasma

di Valerio Ceva Grimaldi e Alessandro De Pascale

TARIFFE. Ferrovie dello Stato ha lanciato una campagna con bassi prezzi sulle tratte collegate con treni ad alta velocità come i Frecciarossa. Ma le chiamate al call center sono a pagamento. E i ticket non si trovano.
L’offerta, assai pubblicizzata, è allettante: biglietti ferroviari con soli 19 euro da Roma a Milano, o Taranto, in alta velocità, seconda classe. E la signora Loredana Bartolini, lettrice di Terra, come tanti altri viaggiatori, l’ha presa sul serio. Ha chiamato il call center Trenitalia, a pagamento. Ed è finita su un binario morto. Il tariffario telefonico scorreva (il numero è 89 20 21, e costa 54 centesimi al minuto, più 30 di scatto alla risposta, se si chiama da rete fissa) ma dei biglietti non c’era traccia. Esauriti.

L’altro numero al quale la lettrice si è rivolta è l’199 892 021: 9,91 centesimi al minuto, senza scatto alla risposta. In questo caso, però, scatta solo un risponditore automatico (e i minuti scorrono…). «Con la “Promozione Estate” – scrive Ferrovie dello Stato sul suo sito internet – viaggi a prezzi davvero speciali. Soli 19 euro o 39 euro in seconda classe e 69 euro in prima classe». Il tutto con l’Alta velocità, con i Frecciarossa «da Roma a Milano, Venezia, Padova, Torino, Verona, Brescia, Bolzano, Udine, Paola, Lamezia Terme, Villa San Giovanni e Reggio Calabria e viceversa».

E «da Milano a: Roma, Napoli e Salerno e viceversa». Mentre per le altre tratte dove ancora non si vola a 300 chilometri orari con gli Etr500, ci sono i Frecciargento allo stesso prezzo. In quest’ultimo caso è possibile viaggiare «da Roma alle seguenti località della Puglia: Foggia, Barletta, Bari, Brindisi, Lecce, Bisceglie, Fasano, Molfetta, Monopoli, Ostuni e Trani e viceversa». Per farlo, continua Trenitalia, basta acquistare le promozioni «almeno 30 giorni prima della partenza e sono disponibili per viaggi fino al 30 settembre 2010». Anche se «il numero di posti a disposizione per l’offerta è limitato e varia a seconda dei giorni della settimana, dei treni e della classe».

Ci sono poi gli sconti «meno30 e meno15» che prevedono una riduzione del costo del biglietto dal 15 per cento (da acquistare fino a 7 giorni prima della partenza) al 30 per cento (almeno 15 giorni prima), sia in prima che seconda classe, su tutti i treni a lunga percorrenza (quindi tranne i regionali): Alta velocità, Eurostar, Eurocity, Intercity, Intercity notte, Espressi comprese cuccette e vagoni letto, tranne quelle di alta categoria come le Excelsior ed Excelsior a 4 posti. Il problema è che dalle segnalazioni giunte in redazione acquistare questi biglietti è quanto mai difficile, anche perché Trenitalia non comunica quanti ticket scontati sono rimasti ma soprattutto quanti ne sono stati messi in vendita per una determinata tratta e in che giorno.

«Abbiamo messo a disposizione oltre mezzo milione di biglietti al mese sull’alta velocità, più di un milione in totale, mentre altre iniziative come lo sconto famiglie sono a numero illimitato», risponde Marco Mancini che in Ferrovie dello Stato si occupa proprio delle promozioni. Ma quando insieme proviamo a cercare un biglietto a 19 euro da Milano a Roma con l’Alta velocità per fine settembre (a tre mesi), lui lo trova ma noi no. Questione di fortuna. Anche perché le Ferrovie assicurano che «sulla base di una verifica interna fatta la scorsa settimana, i biglietti promozionali messi in vendita nel mese di giugno non sono andati esauriti. Anzi in alcuni casi anche il 20 per cento è rimasto invenduto», continua Mancini. Però, quando gli domandiamo come vengono ripartiti questi biglietti sulle varie tratte e quanti posti a prezzo scontato sono disponibili su ogni treno, ammette: «Non conosco l’esatta ripartizione».

E, naturalmente, nemmeno i viaggiatori lo sanno. Il problema quindi resta la trasparenza. Perché sul sito internet di Trenitalia scegliendo giorno, orario e destinazione c’è solo un semaforo che indica la disponibilità dei posti scontati. «Sul nostro sistema di acquisto non consentiamo la visualizzazione del numero di biglietti offerti e di quelli residui, per evitare di dare informazioni alla concorrenza, sugli orari sensibili. Ma bastano due click per capire se il biglietto c’è», assicurano alle Ferrovie, spiegando che «se sui treni molto affollati ci saranno in media cinque biglietti a 19 euro (un etr 500, treno usato per i collegamenti Frecciarossa, ha 603 posti a sedere, dunque i biglietti scontati sono meno dell’1%), su quelli meno frequentati molti di più». Quanti di più? Mistero.

Per provare la fortuna bisogna spendere un bel po’ di minuti sul sito di Trenitalia o, per chi non riuscisse, si può chiamare un call center che costa 54 centesimi di euro al minuto più 30 di scatto alla risposta. Tre minuti costano quasi tre euro. Con l’elevata possibilità che il biglietto richiesto non sia disponibile. Così, per affrontare il viaggio, saremo costretti ad acquistare il biglietto a prezzo pieno a cui aggiungere la spesa di diversi euro della telefonata al numero a pagamento per un biglietto che non c’è. Euro che, naturalmente, avremo speso anche se decideremo di non viaggiare più.

Tempo e soldi che si potrebbero risparmiare facilmente: basterebbe che Trenitalia informasse preventivamente su quali sono le effettive disponibilità di biglietti scontati. Ne guadagnerebbe anche in trasparenza nel rapporto con i clienti. Ma la risposta delle Ferrovie è lapidaria: «Chi vuole può comunque andare personalmente in biglietteria». Già. Almeno un mese prima. E buona fortuna a tutti.

http://www.terranews.it/news/2010/07/trenitalia-sconti-fantasma

Il petrolio è finito

– di Leonardo Tondelli –

VIDEO: Ocean currents likely to carry oil to Atlantic

La Coppa del Mondo, e la crisi del calcio italiano. Il vertice dei G8. La bomba in Grecia. Le mozzarelle blu. Gli esami di maturità. L’anniversario dell’ennesima strage insabbiata. I nuovi ministri, con o senza portafoglio, e i loro impedimenti, legittimi o meno: c’è tanta carne al fuoco in questi giorni. Sarà per questo che della catastrofe del Golfo del Messico sui giornali non si parla quasi più.

Ha tutta l’aria di una notizia “vecchia”: in fondo la piattaforma Deepwater Horizon è colata a picco due mesi fa. E invece il vero disastro sta avvenendo in diretta, proprio in questo momento: si stima che dal pozzo Macondo fuoriescano ogni giorno tra i 5000 e i 9000 metri cubi di petrolio. Già da un mese la macchia di petrolio è visibiledai satelliti. Le ultime piogge in Louisiana lasciavanopozzanghere oleose e iridescenti. Centinaia di operatori ecologici hanno sofferto di una sindrome ribattezzataTILT(“Toxicant Induced Loss of Tolerance”). Eppure tutto questo non lascia quasi tracce nel flusso d’informazione dei media tradizionali italiani. Come mai?

1. Una ragione l’abbiamo già vista: l’incidente è avvenuto due mesi fa. Purtroppo la nostra soglia di attenzione è quella che è, e non ci consente di percepire un’“emergenza” che duri più di qualche giorno. Persino un’apocalisse ecologica come quella del Golfo, dopo una settimana, è già routine. I problemi passano di moda prima che si riesca a risolverli.

2. C’è di mezzo Obama. Ai tempi di Bush un disastro del genere gli sarebbe stato rinfacciato quotidianamente (è quello che accadde più o meno con l’uragano Katrina). Ma benché la sua popolaritàcominci a traballarenei sondaggi in madrepatria, qui da noi Obama è ancora intoccabile. È una sorta di meccanismo di compensazione,scattato sin dal 2008(quando il Pd veltroniano colò a picco sventolando le bandierine stelle-e-strisce): la vittoria di un giovane democratico nero ci ha reso meno intollerabile il pensiero di vivere in un’Italia berlusconizzata. Il guaio è che Obama non detiene i poteri assoluti che segretamente vorremmo che avesse: i suoi ultimatum alla BP finora sono serviti a poco; nel frattempo la Corte Suprema ha dichiarato illegittima la sua moratoria sulle trivellazioni. Il pensiero che anche Obama non riesca a farsi rispettare dalla lobby petrolifera è sconfortante quanto basta per voltar subito pagina e parlar d’altro – sì, persino dei problemi della Nazionale.


3. Non ci riguarda. Anche se una parte del petrolioha già raggiunto l’oceano, noi italiani ci riteniamo al sicuro. E fingiamo di non sapere che il disastro del Golfo è solo l’annuncio di un evento ben più catastrofico, che c’interessa da vicino: la fine del petrolio. Che si tratti di una fonte non rinnovabile lo abbiamo sempre saputo. Da anni gli studiosi ci spiegano che il petrolio non scomparirà all’improvviso: la produzione toccherà un picco (il cosiddettopicco di Hubbert) per poi calare rapidamente, quando tutti i pozzi più accessibili cominceranno a esaurirsi. Nuovi giacimenti continueranno a essere scoperti, ma l’estrazione diventerà sempre più complessa e onerosa. I pozzi dovranno scendere sempre più in profondità, e correre sempre più rischi. Quando raggiungeremo il picco? Secondo gli scienziatidell’ASPOci siamogià. Da qui in poi la possibilità che accadano incidenti come quello del Golfo (o deldelta del Niger) crescerà sempre di più – anche nel Mediterraneo, un ecosistema fragilissimo chenon resisterebbea una fuoriuscita come quella del Golfo. Siamo insomma noi, ancora più che Obama, ad aver bisogno di una moratoria alle trivellazioni.

Tutto chiaro? E ora, un indovinello: quale ministro, dieci giorni dopo l’esplosione della Deepwater,ha aperto il golfo di Taranto alle ricerche di una compagnia petrolifera?Un piccolo aiuto: quindici giorni dopo si è dimesso. Per altri motivi, pensate.http://leonardo.blogspot.com/

(Un ringraziamento aPetrolio, il blog che è la migliore finestra italiana sul disastro).

http://leonardo.blog.unita.it//Il_petrolio___finito_1374.shtml

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