Italicum, le paure di Prodi sulla linea Renzi: “Così rischia di vincere Berlusconi”

Italicum, le paure di Prodi sulla linea Renzi: “Così rischia di vincere Berlusconi”

Il Professore vede il rischio di una “sindrome Veltroni”, il leader democratico che invocava l’autosufficienza e fu pesantemente sconfitto dal Cavaliere. A destra litigano, ma alla fine tutto fa pensare a una riunificazione. Mentre per il segretario Pd i rischi potrebbero arrivare quando la legge elettorale arriverà in Senato e i numeri della minoranza del partito sono più consistenti

di | 4 febbraio 2014
Italicum, le paure di Prodi sulla linea Renzi: “Così rischia di vincere Berlusconi”


Vince facile nella sfida dialettica Matteo Renzi: “Se per farci paura basta uno starnuto di Pier Ferdinando Casini, allora ‘Houston abbiamo un problema’”. E ancora: “Si vince con gli elettori, non con i leader di partito”. Vince facile nello scambio di dichiarazioni, ma un po’ meno nei sondaggi e nelle impressioni degli osservatori. Compreso Romano Prodi, l’unico dirigente del centrosinistra ad aver battuto Silvio Berlusconi alle elezioni e a essere uscito indenne da tentazioni di accordicchi e larghe intese. Tanto che a sorpresa finì nei primi posti nel referendum del Movimento Cinque Stelle per i candidati al Quirinale. “Rischiamo non solo di resuscitare Berlusconi, ma di farlo vincere, che è molto peggio” dice, secondo il racconto del Secolo XIX firmato da Marco Marozzi (cronista che da anni segue il Professore). All’ex presidente del Consiglio è piaciuto che Renzi abbia cercato e trovato un’intesa anche con l’opposizione, non ha disprezzato l’incontro tra il segretario democratico e il Cavaliere, ma ravvisa un “eccesso di fiducia”. Insomma il pericolo è quello della maledizione del partito principale del centrosinistra: la cosiddetta “vocazione maggioritaria” porta male. Detta più semplice, il pericolo è di finire come Veltroni: nel 2008 professava l’autosufficienza, poi all’ultimo tuffo scelse di imbarcare anche l’Italia dei Valori, ma non bastò. Il centrodestra stravinse come mai accaduto prima e l’allora leader democratico (che pareva destinato a una carriera da statista) fu costretto alle dimissioni di lì a meno di un anno. Continua a leggere

Disgelo Letta-Renzi, ‘Faccia a faccia positivo’ Il colloquio tra premier e leader pd si è tenuto a Palazzo Chigi prima del Consiglio dei ministri

Il premier Enrico Letta, secondo quanto si apprende, ha incontrato questa mattina a Palazzo Chigi, prima del Consiglio dei ministri, il segretario del Pd Matteo Renzi.

Sempre secondo quanto si apprende, l’incontro è iniziato intorno alle 8 ed è finito verso le 9.30. Il segretario del Pd Matteo Renzi è poi andato nella sede del partito, al Nazareno.

L’incontro tra il premier e il segretario del Pd, secondo quanto viene riferito da fonti di Palazzo Chigi, viene valutato come molto utile e positivo. Il faccia a faccia è durato circa un’ora e mezza. Un confronto a trecentosessanta gradi ma in particolare su ‘Impegno 2014’, Continua a leggere

Cannabis, perché legalizzare conviene

La fine del proibizionismo, spiegano gli esperti, darebbe una mazzata al giro d’affari della criminalità organizzata, mentre lo Stato potrebbe incassare dalla legalizzazione fino a 8 miliardi di euro e risparmiare somme enormi investite per la repressione del fenomeno. E per la prima volta, dopo le aperture di esponenti di Lega, Sel e Pd, l’argomento potrebbe essere all’ordine del giorno del governo

di Emiliano Fittipaldi

Cannabis, perché legalizzare conviene
Possibile che anche in Italia si riesca a liberalizare la cannabis? Ora come ora, ci credono in pochi. Le resistenze sono enormi, la cultura proibizionista è ancora forte, e il governo Letta sembra troppo debole per poter pensare di varare un provvedimento così delicato. Eppure, quando persino esponenti di primo piano di una forza conservatrice come la Lega Nord aprono alla depenalizzazione e all’uso terapeutico, vuol dire che qualche margine in più per discutere di un tabù sempre più demodé nel resto del mondo esiste.L’INTERVISTA: PINA PICIERNO (RENZIANA): ‘I TEMPI SONO MATURI

Non è un caso che, dopo l’apertura a sorpresa dell’assessore lumbard Gianni Fava a fumate libere, il leader di Sel Nichi Vendola abbia chiesto via Twitter di superare la legge repressiva firmata da Fini e Giovanardi legalizzando al più presto gli spinelli, e che Luigi Manconi, senatore del Pd, abbia annunciato di aver depositato un disegno di legge per depenalizzare la coltivazione e la cessione di cannabis e affini.

Droga, dibattito riaperto dalla Lega? ”Quando prevale il buon senso e il dibattito è orientato dal principio di realtà è sempre positivo, dice il leader di Sel Nichi Vendola. Abbiamo riempito le carceri di persone da aiutare e alimentato il traffico illegale. Il fallimento del proibizionismo è sotto gli occhi di tutti nel mondo. E’ tempo, anche in Italia, che il fronte progressista faccia uno scatto per cambiare la legge.”Intervista di Silvia Garroni

Il dibattito è ripartito  dopo che, nel 2013, in alcuni paesi, compresi alcuni stati Usa, si è deciso di cambiare rotta, e depenalizzare totalmente la “maria”. In Uruguay la “canna di Stato” è realtà dallo scorso novembre, e tra pochi mesi chi vorrà fumarsi uno spinello potrà scegliere tra quattro qualità diverse di erba vendute direttamente sui banconi della farmacia. Due mesi fa il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge che permetterà al governo guidato da Josè “Pepe” Mujica di coltivare e vendere direttamente marijuana a circa un dollaro al grammo, primo caso nella storia. «Ora bisognerà solo aspettare che i semi germoglino», ha spiegato Josè Calzeda, capo della Giunta nazionale delle droghe: «Una volta seminato e fatta la prima raccolta, riforniremo i negozi al dettaglio. I cittadini registrati potranno comprarsi fino a 40 grammi al mese, e piantare massimo sei piante alla volta». Obiettivo primario: creare un mercato legale per sconfiggere i cartelli narcotrafficanti del Paraguay, massimi esportatori di cannabis del Sud America.

GUERRA PERDUTA

Molti considerano la decisione di Montevideo una rivoluzione. E non solo per i 120 mila consumatori abituali che in Uruguay potranno rollare e squagliare resina senza nascondersi: altre nazioni, infatti, stanno guardando con enorme interesse l’esperimento voluto dal presidente ex guerrigliero. L’ideologia proibizionista è in crisi da tempo, e in Occidente si è riaperto il dibattito su quali siano le migliori politiche sui narcotici. Nel 2011 la Commissione globale sulla politica delle droghe, organismo di cui fanno parte esperti in materia e personaggi come l’ex presidente dell’Onu Kofi Annan, ha pubblicato una relazione devastante in cui si spiega che «la lotta alla droga iniziata cinquant’anni fa è fallita», e si sottolineava come in primis per la cannabis, «occorre sperimentare modelli di legalizzazione che colpiscano la criminalità organizzata salvaguardando la salute dei cittadini».

Il manifesto della commissione è stato apprezzato da molti leader, come gli ex inquilini della Casa Bianca Bill Clinton e Jimmy Carter. Tre mesi fa, davanti all’assemblea delle Nazioni unite, il presidente del Guatemala ha pregato i paesi membri di darsi una mossa, smettendola di «stigmatizzare» coloro che fanno uso di sostanze stupefacenti senza arrecare danno agli altri. La tolleranza zero non va più di moda: in Portogallo e in Australia Occidentale la depenalizzazione della marijuana è stata un successo, l’uso della gangja per scopi terapeutici è sempre più diffusa, mentre in Olanda la protesta dei 670 coffee-shop è riuscita a bloccare la norma che prevedeva il divieto di vendere marocchino e super skunk agli stranieri.

La frontiera degli antiproibizionisti di recente si è spostata negli Usa, il paese del pianeta che spende più soldi nella battaglia alle sostanze stupefacenti: quest’anno gli Stati di Washington e Colorado hanno legalizzato attraverso un referendum popolare il consumo personale di marijuana. Non solo a scopo medico (per alcune malattie l’uso di cannabis è già permesso in 18 Stati) ma anche per momenti di piacere, fumate collettive o torte all’erba jamaicana. Obama ha dato un occhio ai sondaggi (alla fine del 2013 una rilevazione Gallup spiegava che per la prima volta la maggioranza degli americani, circa il 58 per cento, è a favore delle canne libere; nel 1969 al tempo degli hippy erano fermi al 12 per cento) e ha chiesto al dipartimento della Giustizia di non ricorrere contro le nuove leggi. Ora altri Stati potrebbero seguire la scelta di Denver e di Washington.

TASSE E MILIARDI

Il movimento a favore del libero spinello, insomma, sta prendendo piede. Grazie ad argomentazioni e parole d’ordine che, almeno per quanto riguarda gli stupefacenti leggeri, fanno sempre più presa sull’opinione pubblica. Anche perché i divieti finora imposti non hanno fermato la diffusione capillare della cannabis: se nel 1998 i fan accaniti erano stimati in 140 milioni, nel rapporto dell’Onu del 2012 erano lievitati a 180.

La fine del proibizionismo, spiegano gli esperti fautori del laissez-faire, darebbe una mazzata al giro d’affari della criminalità organizzata, permettendo contemporaneamente ai governi nazionali di incassare miliardi in tasse (in Colorado solo per le entrate fiscali della cannabis terapeutica ammontano ad oltre 5 milioni di euro, mentre un report del Medical Marijuana Business Daily prevede che alla fine del 2018 il mercato Usa della cannabis, grazie ai due referendum, arriverà a sfiorare i 6 miliardi di dollari; secondo i radicali in Italia, invece, lo Stato potrebbe incassare dalla legalizzazione fino a 8 miliardi di euro) e risparmiare somme enormi oggi investite per la repressione del fenomeno.

D’altra parte l’approccio proibizionista resta dominante. A favore delle loro tesi, i conservatori elencano gli studi scientifici che dimostrerebbero come la cannabis possa provocare effetti negativi a lungo termine , soprattutto tra chi ha iniziato a usarla da giovane: la sostanza aumenta la probabilità di sviluppare depressione o sintomi psicotici, come la schizofrenia e il disturbo bipolare. Mentre altre ricerche evidenziano problemi per la memoria e un rapporto stretto tra l’uso di droghe leggere e quello di sostanze pesanti. A chi punta il dito sulla pericolosità del principio attivo della cannabis, il tetraidrocannabinolo, gli antiproibizionisti contrappongono però le statistiche sull’abuso di alcol e tabacco, “droghe” legali che provocano vere carneficine: secondo una ricerca dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2013, il fumo uccide nel mondo circa sei milioni di persone ogni anno, mentre l’Istituto superiore di Sanità ha stimato che solo in Italia negli ultimi 12 mesi sono morte a causa dell’alcol 30 mila persone, trenta volte il numero dei decessi causati nello stesso periodo da overdose da eroina e oppiacei. Se nel decennio 2005-2015, chiosa l’Oms, alcol e tabacco causeranno tumori mortali a quasi 30 milioni di persone, leggendo il capitolo sui decessi causati dai vari narcotici della relazione 2011 della Ue salta agli occhi che un paragrafo sulla canapa non è stato nemmeno stilato.

In Italia – uno dei pochi paesi occidentali dove una legge del 2006, voluta da Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi del Pdl, ha equiparato l’hashish e la marijuana a cocaina ed eroina – gli antiproibizionisti hanno da sempre un faro: Marco Pannella e il partito radicale. Che in queste settimane sta raccogliendo le firme per un nuovo referendum. L’obiettivo non è la legalizzazione tout-court, non raggiungibile per via referendaria, ma «l’eliminazione», spiega l’ex senatore Marco Perduca, «del carcere per i fatti di lieve entità. Depenalizzando la coltivazione domestica di cannabis e il possesso di quantità medie di droghe svuoteremmo le carceri».

Al 30 settembre 2013 su circa 64 mila detenuti ben 25 mila erano dentro per la violazione della legge sulla droga. Difficile sapere quante tra questi siano in galera per spaccio di cannabis (reato che può essere punito da 6 a 20 anni), visto che le sostanze psicotrope davanti alla legge sono tutte uguali. «A spanne, però, possiamo ipotizzare che oltre un terzo (ossia 9 mila persone, soprattutto stranieri) uscirebbe subito se la marijuana fosse legalizzata. La situazione delle carceri», chiosa il radicale, «migliorerebbe strutturalmente». Altro che amnistia, insomma. Senza dimenticare i benefici sul lavoro di polizia, istituzioni sanitarie e trubunali: nel 2012, come segnala il Dipartimento delle politiche antidroga nella sua relazione annuale, il 77 per cento delle segnalazioni (in tutto 32.694) fatte dai prefetti ai Sert competenti ha riguardato la cannabis.

MARIA FOREVER

Il pugno di ferro, a livello globale e nazionale, non sembra avere funzionato. Né sulla diminuzione della produzione, né sul livello dei consumi. Nell’ultimo rapporto dell’Onu la cannabis resta di gran lunga la droga illegale più popolare al mondo, con un numero di appassionati stimato superiore ai 180 milioni di persone, il 3,9 per cento di umani tra i 15 e i 64 anni. Per fare un confronto, l’uso della cocaina è dieci volte più basso. L’Europa rappresenta per l’hashish il mercato più grande del mondo, con importazioni massicce dal Marocco, che dopo Afghanistan e Messico ha le coltivazioni più estese del pianeta. La produzione è ormai globale e intensiva: in Albania, a Lazarat, lo scorso agosto la Guardia di Finanza ha fotografato con il satellite un’area coltivata a marijuana estesa 319 ettari, pari a 400 campi di calcio. «Il prodotto finito», spiegarono i finanzieri, «al dettaglio verrà venduto a cinque euro al grammo, con un guadagno stimato in 4,5 miliardi di euro». Pari a poco meno del 50 per cento dell’intero Pil albanese.

I mattoni di erba pressata e la resina marocchina invadono l’Europa da ogni direzione: i prezzi variano a seconda della qualità dai tre ai 24 euro, e il consumo nel 2012 ha toccato, secondo l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, le 2.500 tonnellate annue, fumate da 3 milioni di consumatori abituali. Di sicuro l’Italia, insieme alla Grecia, è il paese in cui la produzione nazionale di marijuana è cresciuta di più: nel 2011 sono state oltre un milione le piante sequestrate (al 99, 3 per cento sono coltivate al Sud, dove il clima è ideale), in pratica la stessa quantità espropriata in Jamaica. Per fare un confronto, in Francia la polizia ne ha trovate solo 73 mila.

Secondo l’ultima relazione della Direzione centrale servizi antidroga, però, il numero di piante pignorato nel 2012 è addirittura quadruplicato, superando i 4,1 milioni di esemplari: un dato che ci mette ai primi posti tra i produttori mondiali. Mafia, camorra, sacra corona unita e ‘ndrangheta gestiscono da sempre parte importante dei traffici internazionali, dello stoccaggio e della vendita, ma ormai si sono buttati anche su piantagioni esterne e indoor. Già: se un tempo le droghe leggere erano considerate attività minori, «oggi Cosa Nostra si dedica anche alla coltivazione. La criminalità organizzata ha urgente bisogno di soldi, perché con la crisi», ragiona il procuratore aggiunto della Dda Teresa Principato, «le estorsioni e gli appalti non sono più redditizi come un tempo».

Il business è miliardario: da Trento a Siracusa fumano in centinaia di migliaia, uomini e donne, giovani e vecchi. Nella relazione Ue 2012 il Belpaese si segnala come lo Stato con la prevalenza più alta di consumatori rispetto alla popolazione generale: il 32 per cento degli italiani ha provato marijuana almeno una volta nella vita, il 14,3 per cento l’ha usata nell’ultimo anno, il 6,9 per cento nell’ultimo mese, percentuale che raddoppia tra gli under 24. Gran parte della sostanza è importata da Russia, Albania e Africa o prodotta da associazioni criminali, ma anche le coltivazioni per uso personale ormai fanno la loro parte: spulciando i rapporti delle forze dell’ordine si scopre che nella sola settimana tra il 7 e il 15 ottobre sono state scovate piantagioni in mezza Penisola (piantine su un balcone a Chieti, altre 13 a Macerata, giardini a Catanzaro e Pisa, 50 piante a Sessa Aurunca, 42 ad Alessandria, 9 vasi a Lucca, mentre un friulano ha trasformato in serra la cameretta della figlia di tre anni) e ha arrestato una dozzina di persone, tutte italiane. Tra loro persino contadini di erbe aromatiche ed imprenditori edili che, a causa della recessione, avevano deciso di riconvertire la loro vecchia attività in perdita gettandosi sul business di “Maria”. La domanda, per lei, è sempre alta.

fonte

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espresso.repubblica.it/inchieste/2014/01/07/news/cannabis-ecco-perche-legalizzare-conviene-1.147998

Renzi sulla legge elettorale: “Chiudere entro un mese”

Subito il superamento del Porcellum, riforma del Senato e un nuovo codice del lavoro sono le tematiche affrontate da Matteo Renzi che parla anche di Job Act –

Il segretario del Pd Matteo Renzi

“Sono pronto a incontrare tutti, purché si chiuda su una cosa che serva agli italiani”. Matteo Renzi è ottimista sulla trattativa per la riforma elettorale: “A mio giudizio ci sono le condizioni per definire un accordo che sarebbe davvero straordinario: sistemare in un mese quello che non si è fatto negli ultimi otto anni”, ha scritto sulla sua eNews. “Mi dicono: ma vedrai Berlusconi? E Grillo? E Alfano? Sono pronto a incontrare tutti”.

Parla anche della riforma del Senato. “Noi andiamo in riunione dai senatori del Pd il prossimo 14 gennaio. Ci guardiamo in faccia. E a loro chiediamo di presentare il disegno di legge costituzionale per cambiare il Senato, trasformandolo in Camera delle Autonomie”. Il leader del Pd insiste sull’eliminazione del bicameralismo, un passaggio non facile ma essenziale. “Sarebbe il segnale che la politica ha finalmente recepito il messaggio di cambiamento”.

Renzi parla anche di Grillo e del Movimento 5 Stelle: “Perde consenso. L’avete visto in Trentino Alto Adige? Adesso ha avuto paura a candidarsi in Sardegna. Per forza. Grillo si rende conto che la tattiva di non fare niente alla lunga non paga”.

L’impegno per il lavoro
“Entro 8 mesi la presentazione di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all’estero”: questa una delle proposte del Job Act di Matteo Renzi. Una bozza quella illustrata nella sua eNews che sarà inviato ai parlamentari, ai circoli e agli addetti ai lavori. Un documento aperto al contributo di tutti.

“Uno strumento per aiutare il Paese a ripartire” così Renzi presenta il Job Act in cui propone un processo “verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti”, un “assegno universale” per chi perde il lavoro e un’agenzia unica federale che coordini i centri per l’impiego. Tra i punti anche la riduzione delle forma contrattuali, oltre 40 che “hanno prodotto uno spezzatino insostenibile” e l’obbligo di rendicontazione online per “ogni spesa per la formazione professionale finanziata dal denaro pubblico”.

Il documento prevede anche la riduzione del 10% del costo dell’energia per le aziende, soprattutto per le piccole imprese che sono quelle che soffrono di più. “Chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più, consentendo una riduzione del 10% dell’Irap per le aziende. Segnale di equità oltre che concreto aiuto a chi investe”.

Avanzata la proposta di un piano industriale specifico per sette settori, (Cultura, Turismo, agricoltura e cibo; Made in Italy; Ict; Green Economy; Nuovo welfare; Edilizia; Manifattura) “con indicazione delle singole azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro”.

“L’obiettivo è creare posti di lavoro, rendendo semplice il sistema, incentivando voglia di investire dei nostri imprenditori, Continua a leggere

Abolizione Irap? Forza Italia come il Pd vota NO!

fonte http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2013/11/abolizione-irap-forza-italia-come-il-pd-vota-no.html

Sentinelle del fisco…o di un frodatore del fisco? Tutti i partiti hanno bocciato la proposta del Movimento 5 Stelle per abolire l’Irap per le micro imprese. Il “no” è arrivato anche dagli esponenti di Forza Italia che a parole tuonano contro le tasse, nei fatti sanno solo difendere il loro capo che ha frodato il fisco.

La proposta di abolizione dell’Irap per tutte le imprese con meno di 10 occupati Continua a leggere

Monti confessa: “Stiamo distruggendo la domanda interna”

 

Monti confessa: “Stiamo distruggendo la domanda interna”

Mario Monti Cnn Domanda Interna

Alla fine l’ha detto. Intervistato dalla CNN, così Mario Monti: “Stiamo effettivamente distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale.  Quindi, ci deve essere una operazione di domanda attraverso l’Europa, un’espansione della domanda”. Cosa era venuto a fare l’abbiamo sempre saputo, ma forse lui non l’aveva mai detto così chiaramente. Come si distrugge la domanda interna? Alzi le tasse e svaluti i salari. Così la gente non ha più soldi e compra di meno. Ma non basta: lo Stato potrebbe sempre alzare la spesa a deficit,

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Decadenza Berlusconi, giunta dice sì a voto palese. Decisiva Lanzillotta, ira del Pdl

 

Via libera dopo che la senatrice di Scelta civica ha fatto da ago della bilancia: la riunione finisce 7 a 6. M5S: “Ora in aula subito, già il 5 novembre”. Letta al Cavaliere: “No alla retroattività della legge Severino? La risposta è nella fiducia accordatami il 2 ottobre”.

 
Decadenza Berlusconi, giunta dice sì a voto palese. Decisiva Lanzillotta, ira del Pdl
Silvio Berlusconi: sulla sua decadenza da senatore sì al voto palese in aula 

ROMA – Finisce sette a sei. La giunta per il regolamento del Senato dice sì al voto palese sulla decadenza di Silvio Berlusconi da parlamentare. Linda Lanzillotta (Sc) ha confermato il proprio via libera allo scrutinio palese interpretando, di fatto, Continua a leggere

I renziani-loro-malgrado che minano la leadership di Renzi

CINZIA SCIUTO – I renziani-loro-malgrado che minano la leadership di Renzi

INVIATO DA animabella   (cinzia.sciuto@gmail.com)

csciutoPreferiamo perdere con Cuperlo o vincere con Renzi? È questo il cruccio che tormenta molti militanti del Pd non renziani che rischiano di diventare renziani-loro-malgrado. Continua a leggere

Antimafia: Bindi eletta presidente Pdl: ‘Si deve dimettere’ ‘Se c’erano patti non ne ero a conoscenza’. Ha ottenuto 25 voti al ballottaggio, 8 a Gaetti (M5S)

ROMA – Rosy Bindi è stata eletta presidente dell’Antimafia con 25 voti. 8 sono andati a Luigi Gaetti (M5s). Le schede bianche sono state 2, un voto nullo. Riccardo Nuti (M5s) ha smentito qualsiasi “giallo” su una presunta spaccatura all’interno del M5s nel primo voto. Infatti Gaetti ha avuto 6 voti e non 8, “perché lui stesso non si è votato, e un altro nostro collega era in quel momento in missione. Quindi nessuna spaccatura”. Continua a leggere

Maroni, pronti a barricate. Epifani, polemica volgare Maroni: ‘Pronti a barricate in Parlamento’. Segretario Pd, ‘polemica contro Colle e’ offensiva e volgare’.

ROMA, 9 OTT – “La commistione con le vicende di Berlusconi” riguardo al messaggio del presidente Napolitano alle Camere “non ha nessun senso”. Lo ha sottolineato il segretario del Pd Guglielmo Epifani, sottolineando che la vicenda giudiziaria del Cav. “non c’entra per adesso e non c’entrerà in futuro” con il tema del sovraffollamento delle carceri.

“Ho trovato offensiva e volgare la polemica scatenata nei confronti del presidente della repubblica” dopo il suo messaggio alle Camera. Lo ha detto il segretario del Pd Guglielmo Epifani a margine di una conferenza stampa, parlando di accuse “assurde e irricevibili” visto che “ho trovato la scelta di Napolitano assolutamente fondata” Continua a leggere

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